{"id":234875,"date":"2015-03-19T00:00:00","date_gmt":"2015-03-18T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/il-mediterraneo-unisce-e-non-divide\/"},"modified":"2015-03-19T00:00:00","modified_gmt":"2015-03-18T23:00:00","slug":"il-mediterraneo-unisce-e-non-divide","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2015\/03\/19\/il-mediterraneo-unisce-e-non-divide\/","title":{"rendered":"Il Mediterraneo unisce e non separa"},"content":{"rendered":"<p>di Michele Zanzucchi<br \/>fonte: <a href=\"http:\/\/www.cittanuova.it\/c\/445417\/Sangue_a_Tunisi.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Citt\u00e0 Nuova<\/a><\/p>\n<p><strong>Il terrorismo arriva nel cuore del Maghreb, nel Paese che pi\u00f9 di altri sembra aver imboccato la via della democrazia. Serve moderazione e lungimiranza, anche agli europei. Parla Adnane Mokrani<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"margin-right: 6px;margin-bottom: 6px;float: left\" src=\"http:\/\/www.cittanuova.it\/FILE\/FOTO\/thumb\/400\/1426757674.jpg\" \/>Come sempre accade, il terrorismo appare d\u2019improvviso dove meno ce lo si aspetterebbe. E colpisce questa volta anche gli italiani, cos\u00ec come il resto dell\u2019Europa. I pi\u00f9 di venti morti del Museo del Bardo \u2013 simbolo della migliore stagione romana in Africa settentrionale, quella dell\u2019arte \u2013 suonano come quelli di Charlie Hebdo e di Copenhagen: un attacco al cuore della cultura europea. In realt\u00e0 i terroristi (Isis? Al-Qaeda? Gruppi sciolti? Ancora non \u00e8 chiaro, ma in fondo poco importa) volevano colpire il simbolo della democrazia nel mondo arabo, quel parlamento che aveva saputo coraggiosamente redigere una costituzione aperta e che aveva cominciato a conoscere quel meccanismo virtuoso della democrazia che \u00e8 l\u2019alternanza. L\u2019attacco ai turisti \u00e8 stato un ripiego, ma le modalit\u00e0 e il luogo sono stati altamente simbolici.<\/p>\n<p>Ne parliamo con Adnane Mokrani, docente di Studi islamici a Roma, tunisino e musulmano: \u00abOvviamente non \u00e8 stata una sorpresa \u2013 esordisce \u2013: negli ultimi mesi i video di minaccia sono stati tantissimi. Ci si aspettava qualche attacco, ma non sapendo n\u00e9 il giorno n\u00e9 il luogo\u00bb. Per Mokrani l\u2019idea \u00e8 chiara: \u00ab\u00c8 un attacco contro i simboli della nazione: parlamento e museo, politica e cultura. E contro gli stranieri e l\u2019economia tunisina, perch\u00e9 il turismo, indispensabile per la Tunisia, ha ricevuto un attacco che potrebbe essere mortale. Proprio l\u2019altro ieri il primo ministro aveva parlato delle difficolt\u00e0 economiche del Paese\u00bb.<\/p>\n<p>Mokrani sottolinea pure come quello del Bardo non sia stato il primo atto terroristico in Tunisia: \u00abAvevano colpito nelle zone montagnose al confine con l\u2019Algeria, uccidendo soldati e forze di polizia. Non va dimenticato, poi, che da qualche mese \u00e8 in atto una grande lotta delle forze di polizia e dell\u2019intelligence contro il terrorismo: hanno scoperto covi e fatto numerosi arresti negli ultimi giorni. E proprio ieri il Parlamento stava discutendo una nuova legge contro il terrorismo\u00bb.<\/p>\n<p>Reazioni della societ\u00e0 civile tunisina? \u00abNon vedo nessun orizzonte politico praticabile per il terrorismo e il califfato. Questa strage \u00e8 una triste occasione per unire ancora di pi\u00f9 il popolo e la societ\u00e0 civile che \u00e8 attenta alla nuova via intrapresa dalla politica locale. Il consenso politico e sociale per l\u2019attuale forma di governo c\u2019\u00e8: \u00e8 un\u2019esigua minoranza che vuole attaccare la democrazia, appoggiata da poca gente, anche se si parla di 3 mila tunisini partiti a combattere nell\u2019Isis. Un dato indubbiamente preoccupante, soprattutto dopo una rivoluzione come quella dei gelsomini. Forse nella decisione di questi giovani terroristi ci sono anche motivazioni economiche, con oltre il 30 per cento di disoccupazione\u00bb.<\/p>\n<p>La vicina Libia \u00e8 un focolaio pericolosissimo: \u00abSicuramente la Libia, dalla caduta di Gheddafi, \u00e8 stata abbandonata a s\u00e9 stessa. C\u2019erano enormi magazzini di armi nel deserto, e gran parte sono finiti in mano ai terroristi di tutti i generi, anche Boko Haram, al-Qaeda e l\u2019Isis. Bisognava raccogliere le armi, ma non \u00e8 stato fatto. I confini desertici con la Libia non possono essere controllati, sono troppo lunghi\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019Europa? \u00abDeve mostrare solidariet\u00e0 efficace sia sul piano economico sia della lotta concreta contro il terrorismo. \u00c8 un interesse comune, non \u00e8 una scelta facoltativa. \u00c8 un\u2019emergenza che richiede un agire comune e immediato\u00bb.<\/p>\n<p>Mentre i venti di guerra soffiano ovunque nella regione \u2013 i risultati delle elezioni israeliane accentuano il muro contro muro tra israeliani e palestinesi, prima causa del disastro mediorientale \u2013, l\u2019attentato di Tunisi invita ad accelerare i processi diplomatici e politici per arginare l\u2019avanzata del califfato. Ma con l\u2019auspicio che l\u2019arma militare sia usata solo quando necessario e con cognizione di causa. Troppe volte si \u00e8 creduto negli ultimi vent\u2019anni di poter risolvere il problema mediorientale e dell\u2019islamismo radicali con le armi. Coi risultati che sono sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittanuova.it\/c\/445417\/Sangue_a_Tunisi.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">http:\/\/www.cittanuova.it\/c\/445417\/Sangue_a_Tunisi.html<\/a> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Michele Zanzucchifonte: Citt\u00e0 Nuova Il terrorismo arriva nel cuore del Maghreb, nel Paese che pi\u00f9 di altri sembra aver imboccato la via della democrazia. Serve moderazione e lungimiranza, anche agli europei. Parla Adnane Mokrani &nbsp; Come sempre accade, il terrorismo appare d\u2019improvviso dove meno ce lo si aspetterebbe. 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