{"id":234879,"date":"2015-04-23T00:00:00","date_gmt":"2015-04-22T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/onu\/"},"modified":"2015-04-23T00:00:00","modified_gmt":"2015-04-22T22:00:00","slug":"onu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2015\/04\/23\/onu\/","title":{"rendered":"RIPENSARE LA VOCAZIONE DELL&#8217;ONU"},"content":{"rendered":"<h3>Una conversione della governance globale:<\/h3>\n<h3>&#8220;Amare la patria altrui come la propria!&#8221;<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>New York &#8211; Sede dell\u2019ONU<br \/>Dibattito tematico ad alto livello: Promuovere la tolleranza e la riconciliazione<\/p>\n<p>22 aprile 2015<br \/>Main plenary session<\/p>\n<p>INVENTARE LA PACE<br \/>Dott.ssa Maria Voce<br \/>Presidente del Movimento dei Focolari<\/p>\n<p>Vorrei innanzitutto ringraziare l\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite e l\u2019Alleanza delle Civilt\u00e0 per avere voluto questo Dibattito e avermi invitata a dare il mio contributo, ma pi\u00f9 ancora vorrei ringraziarli per tutto quello che hanno fatto e che fanno quotidianamente, impiegando mezzi diplomatici, risorse umane e ogni loro possibilit\u00e0, per favorire un mondo pi\u00f9 fraterno, sicuro e pacifico.<\/p>\n<p>Vi racconto una storia. <br \/>Nel 1943, nella terribile fase finale della seconda guerra mondiale, un gruppo di ragazze si riunisce nella piccola citt\u00e0 di Trento, in Italia settentrionale. In mezzo alle bombe quelle ragazze, guidate da una giovanissima insegnante, Chiara Lubich, animate da una rinnovata comprensione della radicalit\u00e0 dell\u2019amore evangelico, decidono di rischiare le loro vite per alleviare le sofferenze dei poveri. Un gesto che molti altri prima e dopo di loro hanno fatto e faranno (basti pensare ai campi profughi in Libano, Siria, Giordania, Iraq, o alle periferie degradate delle megalopoli) ma che ha comunque la forza e la valenza di immettere nel circuito distruttivo del conflitto l\u2019impegno per la rigenerazione del tessuto sociale, compiendo \u2013 per usare il linguaggio di questa organizzazione \u2013 un\u2019azione di peace-building. \u00abErano tempi di guerra e tutto crollava\u00bb si dir\u00e0 ogniqualvolta si inizier\u00e0 a narrare la storia di quelle ragazze; ma esse decisero di spezzare il circolo vizioso della violenza, rispondendo con gesti e azioni che nel clima del conflitto sarebbero potute apparire velleitarie o persino irrilevanti. Non fu cos\u00ec, non \u00e8 cos\u00ec!&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<p>Vi racconto questa vicenda non come una rievocazione di un caso di studio, non per indicare l\u2019esemplarit\u00e0 della dedizione a una causa sociale, ma per segnalare che anche oggi siamo, forse, in una situazione di gravissima disgregazione politica, istituzionale, economica, sociale, che richiede risposte altrettanto radicali, capaci di cambiare il paradigma prevalente. Il conflitto e la violenza sembrano, infatti, dominare larghe aree del pianeta, coinvolgendo persone innocenti, ree solo di trovarsi in un territorio conteso, di appartenere ad una determinata etnia o di professare una determinata religione.&nbsp; &nbsp;<br \/>Nel Movimento dei Focolari, che ho l\u2019onore di rappresentare, l\u2019incontro tra culture e religioni (Cristianesimo, Islam, Ebraismo, Buddismo, Induismo, religioni tradizionali) \u00e8 una esperienza continua e feconda, che non si limita alla tolleranza o al semplice riconoscimento della diversit\u00e0, che va oltre la pur fondamentale riconciliazione, e crea, per cos\u00ec dire, una nuova identit\u00e0, pi\u00f9 ampia, comune e condivisa. E\u2019 un dialogo fattivo, che coinvolge persone delle pi\u00f9 varie convinzioni, anche non religiose, e spinge a guardare ai bisogni concreti, a rispondere assieme alle sfide pi\u00f9 difficili in campo sociale, economico, culturale, politico nell\u2019impegno per una umanit\u00e0 pi\u00f9 unita e pi\u00f9 solidale. Ci\u00f2 avviene in contesti che sono stati colpiti o sono tutt\u2019ora caratterizzati da gravissime crisi, come in Algeria, Siria, Irak, Libano, Repubblica Democratica del Congo, Nigeria, Filippine. <br \/>Vediamo che oggi non \u00e8 il tempo delle mezze misure. Se c\u2019\u00e8 un estremismo della violenza, ad esso \u2013 ferma restando la necessit\u00e0 di difendersi e di difendere soprattutto i deboli e i perseguitati &#8211; si risponde con altrettanta radicalit\u00e0, ma in modo strutturalmente diverso, cio\u00e8 con l\u2019\u00abestremismo del dialogo\u00bb! Un dialogo che richiede il massimo di coinvolgimento, che \u00e8 rischioso, esigente, sfidante, che punta a recidere le radici dell\u2019incomprensione, della paura, del risentimento.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito di questa Istituzione opera l\u2019iniziativa dell\u2019\u00abAlleanza delle Civilt\u00e0\u00bb, che propone una narrazione alternativa e costruttiva dell\u2019interazione globale, e tende a sottolineare ci\u00f2 che unisce l\u2019umanit\u00e0 in tutte le sue molteplici espressioni piuttosto che ci\u00f2 che sembrerebbe, a prima vista, dividerla. E\u2019 dunque un grande merito parlare di un\u2019alleanza delle civilt\u00e0! Tuttavia c&#8217;\u00e8 da chiedersi se oggi non si possa andare ancor pi\u00f9 alla radice di questa nuova prospettiva, puntando non solo ad un\u2019alleanza delle civilt\u00e0, ma a quella che potremmo chiamare la &#8220;civilt\u00e0 dell&#8217;alleanza&#8221;; una civilt\u00e0 universale che fa s\u00ec che i popoli si considerino parte della grande vicenda, plurale e affascinante, del cammino dell&#8217;umanit\u00e0 verso l\u2019unit\u00e0. Una civilt\u00e0 che fa del dialogo la strada per riconoscersi liberi, uguali, fratelli. <br \/>Fra le tante organizzazioni che qui sono rappresentate, permettetemi di ricordare anche New Humanity, organizzazione non governativa che in questa sede rappresenta il nostro Movimento, che ne promuove e sostiene le iniziative e che \u00e8 anche partner ufficiale dell\u2019UNESCO.<\/p>\n<p>Di fronte ad un consesso cos\u00ec ampio e inclusivo non posso evitare il sorgere di una domanda: non dovrebbe forse l\u2019ONU ripensare la propria vocazione, riformulare la propria missione fondamentale? Cosa vuol dire, oggi, essere l&#8217;organizzazione delle \u201cNazioni Unite\u201d, se non un&#8217;istituzione che davvero si adopera per l&#8217;unit\u00e0 delle nazioni, nel rispetto delle loro ricchissime identit\u00e0? \u00c8 certamente fondamentale lavorare per il mantenimento della sicurezza internazionale, ma la sicurezza, pur indispensabile, non equivale necessariamente alla pace. <br \/>I conflitti interni e internazionali, le profonde divisioni che registriamo su scala mondiale, assieme alle grandi ingiustizie locali e planetarie richiedono una vera conversione nei fatti e nelle scelte della governance globale, che realizzi il motto coniato da Chiara Lubich, e lanciato in questo luogo nel 1997 , \u201camare la patria altrui come la propria\u201d fino all\u2019edificazione della fraternit\u00e0 universale.<\/p>\n<p>Non dobbiamo infine cedere terreno a chi tenta di presentare molti dei conflitti in corso come \u201cguerre di religione\u201d. La guerra \u00e8, per definizione, l\u2019irreligione. Il militarismo, l&#8217;egemonia economica, l&#8217;intolleranza a tutti i livelli sono cause di conflitto unitamente a tanti altri fattori sociali e culturali di cui la religione costituisce spesso solo un tragico pretesto. Quello a cui assistiamo in molte aree del pianeta, dal Medio Oriente all\u2019Africa, tra cui la tragedia di centinaia di morti in fuga dalla guerra e naufragati nel Mediterraneo, ha molto poco a che fare con la religione. Da ogni punto di vista, in questi casi si dovrebbe parlare non tanto di guerre di religione ma, pi\u00f9 concretamente, realisticamente e prosaicamente, di religione della guerra. <br \/>Che fare dunque? Chiara Lubich scriveva con speranza e ferma convinzione dopo gli attentati dell\u201911 settembre 2001 e gli interventi militari in Afghanistan (2001) e in Iraq (2003): \u00abNon arrendiamoci! (\u2026.) Tanti sono i segnali, perch\u00e9 dalla grave congiuntura internazionale possa finalmente emergere una nuova coscienza della necessit\u00e0 di operare insieme per il bene comune, popoli ricchi e meno ricchi, sofisticati o meno nei loro armamenti, confessionali o meno, col coraggio di \u201cinventare la pace\u201d. \u00c8 finito il tempo delle \u201cguerre sante\u201d. La guerra non \u00e8 mai santa, e non lo \u00e8 mai stata. Dio non la vuole. Solo la pace \u00e8 veramente santa, perch\u00e9 Dio stesso \u00e8 la pace.\u00bb [1].<br \/>Ed \u00e8 proprio a questa nuova coscienza che possono dare un valido contributo le religioni: essendo fedeli all\u2019ispirazione fondamentale e alla regola d\u2019oro che tutte le accomuna. Le religioni vogliono cio\u00e8 essere se stesse, non uno strumento utilizzato da altri poteri, fosse anche per fini nobilissimi, non una formula studiata a tavolino per risolvere conflitti o crisi, ma un processo spirituale che si incarna e diventa comunit\u00e0 che condivide e d\u00e0 senso a gioie e sofferenze dell\u2019uomo di oggi, convogliando tutto alla realizzazione dell\u2019unica famiglia umana universale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] Da C. Lubich, No alla sconfitta della pace, Editoriale, Citt\u00e0 Nuova, 2003, n. 24<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una conversione della governance globale: &#8220;Amare la patria altrui come la propria!&#8221; &nbsp; New York &#8211; Sede dell\u2019ONUDibattito tematico ad alto livello: Promuovere la tolleranza e la riconciliazione 22 aprile 2015Main plenary session INVENTARE LA PACEDott.ssa Maria VocePresidente del Movimento dei Focolari Vorrei innanzitutto ringraziare l\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite e l\u2019Alleanza delle Civilt\u00e0 per avere [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[106],"tags":[],"class_list":["post-234879","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-banner-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234879","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=234879"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/234879\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=234879"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=234879"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=234879"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}