{"id":234902,"date":"2015-08-04T00:00:00","date_gmt":"2015-08-03T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/la-porta-del-perdono-per-salvare-la-vita-e-la-storia\/"},"modified":"2015-08-04T00:00:00","modified_gmt":"2015-08-03T22:00:00","slug":"la-porta-del-perdono-per-salvare-la-vita-e-la-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2015\/08\/04\/la-porta-del-perdono-per-salvare-la-vita-e-la-storia\/","title":{"rendered":"LA PORTA DEL PERDONO PER SALVARE LA VITA E LA STORIA"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"margin: 5px;vertical-align: middle\" src=\"images\/banner\/banner1438727433.jpg\" alt=\"banner1438727433\" \/><\/p>\n<p>Fonte <a href=\"http:\/\/www.cittanuova.it\/c\/448540\/Al_e_la_porta_del_perdono.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Citt\u00e0 Nuova<\/a><\/p>\n<p>di Massimo Toschi<\/p>\n<p><strong>Al\u00ec e la porta del perdono<\/strong><\/p>\n<p>La durezza della morte del piccolissimo bimbo palestinese che diventa come una torcia non ci lascia dormire e non pu\u00f2 essere cancellata a basso prezzo. Solo il perdono reciproco pu\u00f2 salvare questi due popoli, che la storia e la cultura chiama alla convivenza e che la politica costringe sulla via di un conflitto senza fine Circa una settimana fa veniva ucciso Ali Saad Dawabsheh. Alla periferia di Nablus dei fanatici della destra israeliana hanno spaccato il vetro di una finestra, hanno lanciato una molotov e nell\u2019incendio viene ucciso questo bimbo di 18 mesi e feriti in modo gravissimo i due genitori e il fratellino.Certo in tante altre parti del mondo si compie la violenza e l\u2019odio. E forse a Gaza nelle stesse ore qualche bimbo palestinese moriva ,perch\u00e8 non adeguatamente curato e protetto,ma certo la durezza del piccolo ,piccolissimo Al\u00ec (18 mesi) che diventa come una torcia non ci lascia dormire,non ci lascia pensare,non pu\u00f2 essere cancellata a basso prezzo. \u00c8 del tutto evidente che l\u2019odio \u00e8 davvero la grave e grande malattia del Medio Oriente,una malattia che appare in qualche momento come insuperabile.L\u2019odio che nasce dal considerare l\u2019altro come nemico assoluto e non come fratello.L\u2019odio che produce l\u2019umiliazione dell\u2019altro il suo inginocchiamento di fronte alla potenza illimitata del nemico. Il popolo israeliano e il popolo palestinese,i due popoli,che dichiarano costantemente di volere due stati per due popoli,poi si muovono con la logica della guerra, della rappresaglia, dell\u2019azione e della reazione,in un processo di moltiplicazione della violenza senza fine e senza limiti. Un anno fa furono sequestrati e uccisi tre ragazzi ebrei e, poco dopo, venne arso vivo un ragazzo palestinese di sedici anni ,mentre il fuoco cominciava a travolgere Gaza,come se fosse impossibile fermare la guerra e la violenza. E oggi Ali \u00e8 la vittima di una logica terribile. Altri Al\u00ec seguiranno. Come fermare la spirale dell\u2019odio? Questa autocombustione dell\u2019odio,che distrugge tutto e tutti. In primo luogo quelli che alimentano questo incendio senza fine. Solo il perdono reciproco pu\u00f2 salvare questi due popoli,che la storia e la cultura chiama alla convivenza e che la politica costringe sulla via di un conflitto senza fine. Ecco la vera alternativa alla cultura dell\u2019odio: la cultura del perdono. Perdonare non \u00e8 un atto di buona educazione ma \u00e8 perdonare l\u2019imperdonabile, perdonare il nemico non l\u2019amico. E\u2019 la vittima che perdona il carnefice ed \u00e8 il carnefice ad essere perdonato dal la vittima.Perdonare l\u2019imperdonabile \u00e8 riconoscere la verit\u00e0 dell\u2019imperdonabile: la verit\u00e0 e la responsabilit\u00e0 di quella molotov, di quell\u2019assassinio stanno e trovano la loro sorgente in quel fanatismo che spinge frange israeliane alla violenza, senza pi\u00f9 parole, come spinge quei comportamenti di guerra che stanno dentro la politica israeliana e palestinese. Non possiamo mai dimenticare Gaza, il suo dolore e la sua sofferenza, ma non possiamo rimanere eterni prigionieri di Gaza e delle sue politiche di ritorsione . Ecco la fatica della riconciliazione di questi due popoli e due societ\u00e0: perdonare ed essere perdonati,nella verit\u00e0 dei fatti e delle responsabilit\u00e0 di ciascuno. Ecco quello che sta dentro il mistero di Al\u00ec, della sua morte scandalosa e terribile. Di fronte a questa morte,gli israeliani devono riconoscere le loro responsabilit\u00e0 ,le responsabilit\u00e0 della loro politica,che ha fatto della sicurezza un idolo,al punto da toglierla ai palestinesi, da usarla contro di loro e, al tempo stesso, i palestinesi devono riconoscere che la rappresaglia \u00e8 un errore morale prima che politico. Al\u00ec ci dona il perdono, nella sua vita e nella sua morte,nella sua fragilit\u00e0 assoluta e al tempo stesso nel suo morire a un anno e mezzo, cancellando il suo progetto di vita e di futuro, sperimentando nella sua piccolezza a forza della violenza. Non possiamo non ricordare l\u2019omelia di papa Francesco a Betlemme e la preghiera a Roma ,con Peres ,Abu Abbas e Bartolomeos. Papa Francesco ha parlato della \u201cporta del perdono\u201d,come la porta della vita e della storia. Si esce da Gaza passando dalla porta del perdono,quella porta che, nella sua piccolezza, Al\u00ec ci indica. Ecco Al\u00ec ci precede ,nell\u2019attraversare quella porta. Questa porta \u00e8 offerta a tutti,israeliani e palestinesi,uomini e donne del Medio Oriente, tutti coloro che seguono il sentiero dei profeti. E allora Al\u00ec diventa per noi maestro della pace e del perdono, nella sua piccolezza e nella sua tenerezza e ci aiuta ad attraversarla semplicemente con la forza dell\u2019amore, che abita il cuore dei pi\u00f9 piccoli.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Fonte Citt\u00e0 Nuova di Massimo Toschi Al\u00ec e la porta del perdono La durezza della morte del piccolissimo bimbo palestinese che diventa come una torcia non ci lascia dormire e non pu\u00f2 essere cancellata a basso prezzo. 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