{"id":235044,"date":"2017-04-13T00:00:00","date_gmt":"2017-04-12T22:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/dacca-centomila-imam-in-piazza-per-la-pace\/"},"modified":"2017-04-13T00:00:00","modified_gmt":"2017-04-12T22:00:00","slug":"dacca-centomila-imam-in-piazza-per-la-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2017\/04\/13\/dacca-centomila-imam-in-piazza-per-la-pace\/","title":{"rendered":"DACCA, CENTOMILA IMAM IN PIAZZA PER LA PACE"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"post-meta-author\">Di <span> Roberto Catalano <\/span> <\/span> <br \/> Fonte: <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/dhaka-centomila-imam-piazza-la-pace\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Citt\u00e0 Nuova<\/a><\/p>\n<div class=\"post-content\">\n<h3 class=\"post-summary\">Il senso e l&#8217;importanza di una grande manifestazione nella capitale del Bangladesh, ignorata dalla maggior parte dei media.<\/h3>\n<p> <img decoding=\"async\" style=\"margin-top: 9px;margin-right: 16px;margin-bottom: 9px;float: left\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/xCITTANANFOTO_20170410104846803-720x0-c-default.jpg.pagespeed.ic.8B0EoqrFB6.jpg\" \/><\/div>\n<div class=\"post-content\">Archivio EPA\/ABIR ABDULLAH <\/p>\n<p><strong><em>Cento mila imam chiedono la pace. <\/em><\/strong>Il titolo \u00e8 ad effetto, ma \u00e8 uscito solo su <strong><em>L\u2019Osservatore Romano <\/em>di domenica 9 aprile<\/strong> e la notizia \u00e8 stata riportata da alcuni siti cattolici. Ovviamente, come abbiamo fatto notare in altre occasioni, i media cosiddetti \u201claici\u201d non ne fanno menzione in un momento, come questo, dove \u00e8 chiaro che ci\u00f2 che si ricerca \u00e8 lo scontro, non la pace.<\/p>\n<p>Eppure quanto \u00e8 successo a <strong>Dacca, capitale del Bangladesh,<\/strong> \u00e8 molto significativo. Il paese asiatico, infatti, era stato sempre abbastanza lontano dagli eccessi del fondamentalismo islamico e, soprattutto, dal terrorismo. La situazione \u00e8 cambiata radicalmente negli ultimi anni con atti crudeli che hanno colpito stranieri, ma anche e soprattutto bengalesi, la maggior parte dei quali, ovviamente, musulmani.<\/p>\n<blockquote>\n<p>Il Paese \u00e8, quindi, al centro delle tensioni che caratterizzano il mondo musulmano e non \u00e8 risparmiato per nulla dalla violenza in nome della religione.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Nei giorni scorsi, invece, le strade di Dacca si sono riempite di imam, predicatori e religiosi musulmani che hanno manifestato contro il terrorismo di marca religiosa e musulmana. L<strong>\u2019occasione della manifestazione \u00e8 stata offerta dalle celebrazioni per il 42mo anniversario della <em>Islamic Foundation<\/em>,<\/strong> dove, fra gli altri ospiti ufficiali spiccavano rappresentanti importanti provenienti dalla Mecca e Medina. Due figure, senza dubbio, di rielievo: Mohammad Bin Nasser Bin Mohammad Al Khuzaim, vice presidente della Al-Masjid al-Haram (la Grande Moschea della Mecca) e della Al-Masjid an-Nabawi (la Moschea del profeta a Medina); Abdulmehsin bin Mohammad Bin Abdul Rahman Al-Qasim, imam e predicatore alla Moschea del profeta.<\/p>\n<blockquote>\n<p>La manifestazione si \u00e8 concentrata attorno al Suhrawardy Udyan di Dacca, il monumento nazionale, luogo, quindi, significativo per il Paese che, dopo Indonesia, Pakistan e India, \u00e8 fra quelli con maggiore presenza di seguaci dell\u2019Islam in Asia e nel mondo.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Alla manifestazione di massa ha partecipato anche il Primo Ministro, la signora Sheikh Hasina che ha invitato i partecipanti \u201ca diffondere il vero messaggio educativo dell\u2019islam\u201d. \u201cNon \u00e8 islam \u2013 ha detto \u2013 musulmani che uccidono altri musulmani in nome del jihad [guerra santa]. L\u2019islam non dice di uccidere altre persone\u201d. La premier del Bangladesh non ha limitato il suo intervento ai presenti e ai cittadini bengalesi. Rivolgendosi a tutti i Paesi islamici ha chiesto di \u201cunire le forze in un\u2019unica campagna per eliminare il terrorismo\u201d. La leader del Paese del sub-continente indiano ha anche ribadito la vicinanza al re saudita, affermando: \u201cLavoreremo insieme, cos\u00ec nessuno potr\u00e0 minare la nostra religione sacra\u201d. Allo stesso tempo, ha sottolineato che \u201ci<strong> produttori di armi sono i primi beneficiari dei terroristi,<\/strong> ma tutto questo avviene a costo del sangue dei musulmani. \u00c8 davvero spiacevole che i musulmani muoiono per mano di altri musulmani\u201d.<\/p>\n<p>All\u2019appello lanciato dal Primo ministro si \u00e8 unita anche la voce di <strong>Shameem Afzal, direttore generale dell\u2019Islamic Foundation,<\/strong> che ha affermato che \u201cl\u2019islam non insegna a conquistare un Paese\u201d. Dello stesso parere anche gli altri partecipanti, tra cui l\u2019imam Mahamud Hasian. In una intervista rilasciata all\u2019agenzia cattolica AsiaNews, l\u2019imam Hasian ha affermato il suo impegno a portare tra i fedeli della sua moschea il messaggio del programma e a diffondere gli insegnamenti contro l\u2019estremismo.<\/p>\n<blockquote>\n<p>La manifestazione delle migliaia di leaders religiosi bengalesi \u00e8 molto coraggiosa e significativa, dopo i ripetuti bagni di sangue che il Paese ha conosciuto negli ultimi mesi.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Solo pochi giorni fa si \u00e8 concluso in tragedia l\u2019assedio della polizia a un covo di militanti islamici nella localit\u00e0 di Moulvibazar, nel nord-est del Bangladesh. Nell\u2019edificio si nascondevano i sette radicali islamici ritenuti appartenenti alla stessa cellula degli attentatori della strage di Dacca del 1\u00b0 luglio 2016. Mentre il 25 marzo scorso un attentatore suicida \u00e8 morto mentre cercava di entrare con dell\u2019esplosivo nell\u2019aeroporto di Dacca.<\/p>\n<p><strong>Monirul Islam, il capo dell\u2019unit\u00e0 antiterrorismo<\/strong> che aveva condotto le ultime sanguinose operazioni per scovare i terroristi, ha affermato nei giorni scorsi che i radicali morti nei recenti assalti della polizia sera appartengono al gruppo islamico Jama\u2019atul Mujahideen Bangladesh, che \u00e8 stato da tempo messo al bando nel Paese asiatico. Si tratta della stessa cellula cui appartenevano gli autori del sanguinoso attentato del 1 luglio dello scorso anno in cui persero la vita anche vari stranieri presenti nel Paese. Le autorit\u00e0 locali sono del papere che sarebbero affiliati a questo gruppo e non i militanti dello Stato islamico (che pur rivendica di continuo gli attacchi in Bangladesh) che di recente stanno diffondendo una nuova ondata di terrore in Bangladesh.<\/p>\n<p>Ancora una volta, l\u2019agenda mediatica \u00e8 chiara. Non far trasparire ci\u00f2 che pu\u00f2 favorire pace e comprensione. In fin dei conti centomila imam in piazza per la pace non sono un evento marginale. Il problema \u00e8 che continuiamo a non renderci conto a chi rimettiamo le nostre credenze ed i nostri pareri su milioni di persone.<\/p>\n<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Roberto Catalano Fonte: Citt\u00e0 Nuova Il senso e l&#8217;importanza di una grande manifestazione nella capitale del Bangladesh, ignorata dalla maggior parte dei media. Archivio EPA\/ABIR ABDULLAH Cento mila imam chiedono la pace. 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