{"id":235255,"date":"2018-11-07T00:00:00","date_gmt":"2018-11-06T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/tra-diritto-giustizia-e-fraternita-intervista-ad-adriana-cosseddu\/"},"modified":"2018-11-07T00:00:00","modified_gmt":"2018-11-06T23:00:00","slug":"tra-diritto-giustizia-e-fraternita-intervista-ad-adriana-cosseddu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2018\/11\/07\/tra-diritto-giustizia-e-fraternita-intervista-ad-adriana-cosseddu\/","title":{"rendered":"Tra diritto, giustizia e fraternit\u00e0: intervista ad Adriana Cosseddu"},"content":{"rendered":"<section class=\"l-section\">\n<div class=\"l-section-h i-cf\">\n<p>In occasione dell&rsquo;<a href=\"http:\/\/www.sophiauniversity.org\/it\/news\/inaugurato-lxi-anno-accademico-a-sophia-in-rete-la-parola-chiave\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong><em>inaugurazione dell&rsquo;undicesimo anno accademico<\/em><\/strong><\/a> <img decoding=\"async\" src=\"images\/news\/A_Cosseddu.jpg\" alt=\"A Cosseddu\" style=\"margin-left: 12px;margin-bottom: 6px;float: right\" \/>dell&rsquo;Istituto Universitario Sophia, svoltasi il 22 ottobre, il&nbsp;terzo segmento del pomeriggio ha visto lo svolgimento della tavola rotonda intitolata <strong>&ldquo;La sfida della fraternit&agrave; nella politica e nel diritto&rdquo;<\/strong>. Tra i relatori che vi hanno preso parte,&nbsp;<strong>Adriana Cosseddu<\/strong>, dell&rsquo;Universit&agrave; di Sassari, che rilasciato per Sophia questa&nbsp;approfondita intervista:<\/p>\n<p><em><strong>Fraternit&agrave; e diritto penale: si tratta di concetti distanti o categorie effettivamente incrociabili nella quotidianit&agrave; degli studi o delle aule dei tribunali? Qual &egrave; la sua definizione e la sua idea di applicazione in merito?<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Per rispondere &egrave; doverosa una premessa, che spero possa chiarire meglio quanto vorrei dire: siamo soliti infatti, penso soprattutto all&rsquo;Europa continentale, far coincidere il diritto con la legge; ma vi &egrave; qualcosa di pi&ugrave;. Il diritto per s&eacute; non si esaurisce in un ordinamento unicamente fondato su una struttura gerarchica fra norme; &egrave; anche attivit&agrave; che si esplica come relazione, anzi possiamo parlare di una relazionalit&agrave; tipica dell&rsquo;esperienza umana che si fa esperienza giuridicae vive nella nostra quotidianit&agrave;. Pensiamo ai tanti comportamenti che ogni giorno ci mettono in relazione con gli altri: persone in relazione fra loro &ndash; nella famiglia, ad esempio, o nel rapporto medico-paziente, nella scuola; cittadini in rapporto con le istituzioni, i rapporti nelle attivit&agrave; commerciali fra venditore e acquirente, o nella circolazione stradale ovunque noi siamo. Tutti rapporti regolati da norme, anche se forse non ne abbiamo piena consapevolezza. <\/em><\/p>\n<p><em>Ricordiamo che anche la Costituzione italiana, allorch&eacute; enuncia dirittie doverinella loro reciprocit&agrave;, ricorre all&rsquo;espressione Rapporti civili, politici, etico- sociali, in quanto relazioni fondanti la convivenza e costitutive del tessuto sociale. In una visione del diritto volta a rimettere al centro la relazione, non intesa come categoria astratta, bens&igrave; nella concretezza della vita delle persone, si comprende che anche il diritto penale, come diritto punitivo dei comportamenti illeciti, pu&ograve; essere riletto non solo nel rapporto legge-infrazione, ma anche, come sostenuto dal filosofo Paul Ric&oelig;ur, in riferimento al rapporto offeso-offensore. In questa chiave di lettura, categorie apparentemente distanti, si avvicinano. Pensiamo che il costituzionalista, Gustavo Zagrebelsky, nel porre a confronto le diverse concezioni di giustizia, ne richiama il significato racchiuso nell&rsquo;espressione: &ldquo;reintegrare il diritto e quindi il rapporto&rdquo;. <\/em><\/p>\n<p><em>Sono parole a conferma del fatto che una violazione della legge, che si spinge fino al delitto, &egrave; pur sempre una ferita nelle relazioni, e non solo interpersonali, ma anche rispetto al tessuto sociale. Se riflettiamo, l&rsquo;ambito della giustizia penale &egrave; quello che pi&ugrave; d&rsquo;ogni altro chiede attenzione al singolo e ai suoi diritti: attenzione alla vittima nella tutela per l&rsquo;offesa ricevuta, attenzione al colpevole in quella che &egrave; la relazione pi&ugrave; emblematica, posto che anche lui &egrave; una persona umana. Questa relazione entra nelle aule dei tribunali, si pone dinanzi allo sguardo di giudici e avvocati; e la fraternit&agrave;che cos&rsquo;&egrave; se non una categoria che trova la sua essenza proprio nelle relazioni, a ricordarci la pari dignit&agrave;, quella che si pu&ograve; smarrire come senso di s&eacute; e degli altri, ma non cancellare nell&rsquo;identit&agrave; di ogni persona umana? Ecco allora la fraternit&agrave;come paradigma relazionale, che apre alla necessaria alterit&agrave;, per diventare &lsquo;vita&rsquo; dei rapporti, che sono a loro volta materia del diritto.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Perdono e giustizia: se il primo &egrave; un concetto intriso di motivazioni soggettive, morali e\/o religiose, il secondo &egrave; un aspetto fondante dei paesi avanzati sul piano della procedura penale. Come conciliare, secondo la categoria della fraternit&agrave; nel diritto, le due sfere?<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Inizio dal secondo concetto, quello di giustizia, ricollegandomi a quanto appena detto. &Egrave; profondamente vero che nei Paesi avanzati la giustizia la si colloca convenzionalmente nell&rsquo;ambito della procedura penale, nella formalizzazione processuale di un giudizio. Oggi per&ograve; l&rsquo;orizzonte della giustizia si fa pi&ugrave; ampio: pensiamo alla Restorative Justice, ovvero quella forma di giustizia volta a &ldquo;ricostruire&rdquo; un rapporto intersoggettivo incrinato o spezzato fino alla riconciliazione, quasi a confermare l&rsquo;efficacia delle parole: la giustizia restaura, non distrugge, riconcilia piuttosto che spingere alla vendetta (cos&igrave; S. Giovanni Paolo II). &Egrave;un tema, quest&rsquo;ultimo, caro a papa Francesco e da lui richiamato nella Lettera ai partecipanti al XIX Congresso internazionale della AIDP e del III Congresso dell&rsquo;Associazione Latino-Americana di Diritto Penale e Criminologia (30 maggio 2014):<\/em><\/p>\n<p><em>&ldquo;esiste un&rsquo;asimmetria necessaria tra il delitto e la pena [&hellip;] la vera giustizia non si accontenta di castigare semplicemente il colpevole. Bisogna andare oltre e fare il possibile per correggere, migliorare ed educare l&rsquo;uomo affinch&eacute; [&hellip;] affronti il danno causato e riesca a reimpostare la sua vita senza restare schiacciato dal peso delle sue miserie&rdquo;.<\/em><\/p>\n<p><em>&nbsp;&nbsp; &nbsp;In questa chiave di lettura, la giustizia non coincide e non si esaurisce nella funzione tipica della sua amministrazione, ma arricchisce il proprio contenuto, indirizzando anche nella fase del giudizio all&rsquo;applicazione della forma di pena pi&ugrave; adeguata, allorch&eacute; la stessa &egrave; prevista dalla legge e comunque necessaria in considerazione di un&rsquo;assunzione di responsabilit&agrave; per il reato commesso.&nbsp;A sua volta, in una giustizia che sappia guardare alla persona e alla sua umanit&agrave;, il perdono, accordato al colpevole, anzitutto per scelta personale della vittima, non va letto come una categoria accanto alle altre, ma considerato nella concretezza di una vicenda umana dolorosa, o addirittura drammatica. <\/em><em>E non penso che coincida affatto con il semplice &ldquo;dimenticare&rdquo;, piuttosto con il coraggio, dinanzi all&rsquo;offesa ricevuta, di accordare un dono: ovvero, dalla relazione negata arrivare a offrire la possibilit&agrave; di farla rinascere trasformata in una relazione che concorre a ricostruire l&rsquo;altro, pur sempre persona nella sua dignit&agrave;. <\/em><\/p>\n<p><em>Si &egrave; detto: &ldquo;il perdono scioglie; il dono della riparazione congiunge e lega&rdquo; (M. Bouchard e G. Mierolo, 2005). Un atteggiamento costruttivo, che pur non negando la necessit&agrave; di una sanzione, concorre a portare umanit&agrave; e genuina riconciliazione; e il suo riflesso potr&agrave; andare oltre la sfera personale di chi lo concede. Per riprendere ancora papa Francesco, si rende possibile una giustizia che porti alla riabilitazione e al totale reinserimento nella comunit&agrave;; ecco quale pu&ograve; esserne il frutto. Sono rimasta molto colpita, qualche tempo fa, da una lettera-testimonianza, scritta da un ex politico di successo durante la sua detenzione; vi si legge fra l&rsquo;altro: &ldquo;L&rsquo;incontro fa percepire e fa scoprire il senso della propria dignit&agrave;&rdquo;. E il direttore del quotidiano, che ne ha pubblicato il testo, ha commentato: &laquo;l&rsquo;occasione di tornare uomini, figli e fratelli &ndash; capaci dirispettare l&rsquo;altro, e di sentire come propria la sua sofferenza e perci&ograve; capaci di cambiare almeno un pezzo di mondo &ndash; non va negata a nessuno&raquo;.<\/em><\/p>\n<p><em>Cos&igrave; si delinea lo spazio della fraternit&agrave; che, apparentemente esclusa dal diritto penale, nella realt&agrave; prende vitanel &lsquo;legame&rsquo; da riconoscere o generare, nel &lsquo;ponte&rsquo;, simbolico o reale, ma necessario a unire o percorrere la distanza fra soggetti che, a livello pubblico o privato, sono chiamati a fondare nella pari dignit&agrave; le molteplici relazioni. Diviene principio viventea tessere, nel linguaggio arendtiano, l&rsquo;orditodato dai legami umani. Non per niente, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell&rsquo;Uomo del 1948 contiene all&rsquo;art. 1 l&rsquo;enunciato: &laquo;Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignit&agrave; e diritti [&hellip;] e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza&raquo;.&nbsp;<\/em><em>Cos&igrave; se libert&agrave; e uguaglianza ineriscono all&rsquo;individualit&agrave; di ogni persona, la fraternit&agrave; si fa principio che vivenel &lsquo;tra&rsquo;di uno spazio inter-soggettivo(between), quale possibilit&agrave; e formaofferta alla condivisione nella convivenza fra le persone a qualunque latitudine.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>Venendo all&rsquo;Italia, certezza della pena, lungaggini processuali, inadeguatezza dei sistemi carcerari, sono tra i principali temi dibattuti nel nostro paese: quali le sue proposte nel merito? Quali le priorit&agrave;?<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>Pensando alla nostra Italia, la complessit&agrave; che tutti constatiamo nella vita civile ai pi&ugrave; vari livelli, non lascia intravedere soluzioni facili o semplicistiche. Tante le priorit&agrave;, ma forse e ancor prima, &egrave; una questione di &lsquo;visione&rsquo;, e non solo in riferimento alla societ&agrave;, ma anche in considerazione delle persone e della loro dignit&agrave;. Su questo non vorrei ripetermi, ma ritengo importante sottolineare due parole chiave, almeno tali per me. La prima, circa il sistema carcerario, senza voler entrare sul tema di riforme in atto e in cantiere, mi limito a richiamare quel contenuto, che peraltro emerge dall&rsquo;art. 27 della nostra Carta costituzionale, che &egrave; l&rsquo;umanizzazione delle pene e il &ldquo;tendere&rdquo; delle stesse alla finalit&agrave; rieducativa, da perseguire.&nbsp;<\/em><em>Un dettato ineludibile, che esclude qualunque prospettiva della restrizione in una cella per buttarne via la chiave. <\/em><\/p>\n<p><em>Rendere giustizia pu&ograve; significare, e forse lo &egrave; nella forma pi&ugrave; autentica, leggere ogni situazione, anche la pi&ugrave; negativa, come un percorso per dare o restituire all&rsquo;uomo non solo qualcosa, ma anche se stesso oltre l&rsquo;umanit&agrave; ferita.&nbsp;<\/em><em>La seconda parola &egrave; prevenzione. Per tornare alla dimensione che la fraternit&agrave;porta con s&eacute; in quanto paradigma inclusivo, la stessa offre, per la sua essenza relazionale, quel &ldquo;di pi&ugrave;&rdquo; capace di superare la visione dell&rsquo;altro come &ldquo;antagonista&rdquo; o &ldquo;concorrente&rdquo;, &ldquo;ostacolo&rdquo; o &ldquo;limite&rdquo; alla propria libert&agrave;, per rileggervi piuttosto la possibilit&agrave; di accordare all&rsquo;altro, &lsquo;termine&rsquo; del rapporto &ndash; che anche dalla norma prende vita &ndash; la necessaria attenzione. <\/em><em>Solo per fare un esempio, pensiamo a quella forma di responsabilit&agrave; che nel diritto penale prende il titolo di colpa, intesa come mancanza di diligenza: quest&rsquo;ultima parola deriva dal latino diligere, che significa fra l&rsquo;altro &ldquo;avere a cuore&rdquo; qualcosa o qualcuno. <\/em><\/p>\n<p><em>Ecco dunque che questo, che costituisce un parametro giuridico minimo per la nostra condotta, comporta l&rsquo;aver curadei rapporti, e non solo superando ogni individualismo e con esso la chiusura all&rsquo;altro e alle sue esigenze, ma anche operando la pi&ugrave; autentica prevenzione. Significa cio&egrave; intraprendere percorsi capaci di spegnere la conflittualit&agrave;, evitare violenza e aggressivit&agrave;, laddove il continuo inasprimento delle sanzioni non riesce pi&ugrave; a distogliere o convincere ad abbandonare nei comportamenti le tante forme di violenza o di corruzione. Sconti di pena e &ldquo;cavilli&rdquo; processuali, non sempre conformi a criteri di giustizia, ma consentiti dall&rsquo;ordinamento, tendono di contro a sminuire la gravit&agrave; e la responsabilit&agrave; per condotte illecite, mentre i social network non esitano a diffondere &ldquo;modelli&rdquo; negativi e spesso distruttivi dell&rsquo;altro e della sua dignit&agrave;. <\/em><\/p>\n<p><em>La soluzione tuttavia non pu&ograve; essere quella di cercare di eliminare il problema e annullare con esso anche chi lo vive attraverso un &lsquo;diritto della forza&rsquo;, piuttosto assumere il problema e ricercarne la soluzione; e ci&ograve; comporta ancor prima vivere ogni relazione nel rispetto e riconoscimento dell&rsquo;altro come altro me, pari a me in dignit&agrave; e valore. &nbsp;La paura pu&ograve; dividere, ma l&rsquo;umanit&agrave; tutti ci accomuna.&nbsp;<\/em><em>Non nascondiamo evidentemente le contraddizioni nella quotidianit&agrave;: la societ&agrave; attuale pare, da un lato, spersonalizzarel&rsquo;individuo attraverso il ricorso alla tecnologia, quasi nuovo artifizio relazionale; dall&rsquo;altro, &egrave; pur vero che si constata l&rsquo;esigenza, pur sottaciuta, di un recupero delle relazioni. &Egrave; la stessa convivenza che nella diversit&agrave; e pluralit&agrave; dell&rsquo;oggi necessita di nuove forme di relazione, come tali fondanti, anche della vita giuridica. Se l&rsquo;individualismo, nell&rsquo;escludere l&rsquo;altro, arriva a negare con l&rsquo;autoreferenzialit&agrave;l&rsquo;essenza di ogni relazione originata da un &ldquo;noi&rdquo;, la fraternit&agrave;pu&ograve; farsi principio capace di concorrere a ricostruire il tessuto sociale nell&rsquo;intreccio dei suoi legami.&nbsp;<\/em><\/p>\n<p>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.sophiauniversity.org\/it\/2018\/10\/26\/tra-diritto-giustizia-e-fraternita-intervista-ad-adriana-cosseddu\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.sophiauniversity.org<\/a><\/p>\n<\/p><\/div>\n<\/section>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In occasione dell&rsquo;inaugurazione dell&rsquo;undicesimo anno accademico dell&rsquo;Istituto Universitario Sophia, svoltasi il 22 ottobre, il&nbsp;terzo segmento del pomeriggio ha visto lo svolgimento della tavola rotonda intitolata &ldquo;La sfida della fraternit&agrave; nella politica e nel diritto&rdquo;. Tra i relatori che vi hanno preso parte,&nbsp;Adriana Cosseddu, dell&rsquo;Universit&agrave; di Sassari, che rilasciato per Sophia questa&nbsp;approfondita intervista: Fraternit&agrave; e diritto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":235256,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-235255","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-home-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/235255","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=235255"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/235255\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=235255"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=235255"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=235255"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}