{"id":235267,"date":"1970-01-01T00:00:00","date_gmt":"1969-12-31T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mppu.org\/articolo-banner\/"},"modified":"1970-01-01T00:00:00","modified_gmt":"1969-12-31T23:00:00","slug":"articolo-banner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/1970\/01\/01\/articolo-banner\/","title":{"rendered":"Articolo banner"},"content":{"rendered":"<div class=\"post-meta\">5 novembre 2018 <span class=\"post-meta-author\"><span class=\"post-meta-author\">Di Carlo Cefaloni<\/span><br \/><\/span><br \/> Fonte: <a title=\"Citt\u00e0 Nuova\" href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/riviste\/9770391768292\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Citt\u00e0 Nuova<\/a><\/div>\n<div> <\/div>\n<div class=\"post-summary\">\u00c8 negli agglomerati urbani che si gioca, oggi, la partita della convivenza. Non \u00e8 solo questione di fondi, ma di una prospettiva da cambiare<\/div>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"margin-right: 12px;margin-bottom: 6px;float: left\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/1118128035c-1-720x0-c-default.jpg\" \/><\/p>\n<p>Carlo Cottarelli, da commissario alla revisione della spesa pubblica, aveva proposto una drastica riduzione dell\u2019illuminazione nelle strade. Sembra che il nostro consumo annuo pro capite per illuminazione pubblica sia pi\u00f9 del doppio della Germania e della Gran Bretagna. L\u2019attuale direttore dell\u2019\u201cOsservatorio dei conti pubblici\u201d della Universit\u00e0 cattolica di Milano ha poi precisato che intendeva intervenire solo nei punti luce su strade extraurbane, aree industriali, tangenziali.<\/p>\n<p>Con l\u2019imbrunire della stagione ognuno che provi a muoversi nelle cinture metropolitane conosce molto bene il senso di smarrimento e solitudine che si pu\u00f2 provare la sera in spazi disordinati da ricucire, frammisti proprio ad ex aree industriali, tangenziali che tragicamente franano per mancanza di manutenzione e strade extraurbane che tali non sono perch\u00e9 \u00e8 stato tollerato l\u2019espandersi della citt\u00e0 secondo criteri di sola speculazione. <\/p>\n<p>Nel traffico pomeridiano pu\u00f2, tuttavia, accadere di trovarsi, a Roma, sulla trafficatissima via Tiburtina, di fronte a un gruppo di giovani che allarga uno striscione per chiedere il recupero di un mostruoso sito di archeologia industriale. Si tratta della gigantesca ex fabbrica della penicillina, inaugurata nel 1950 da Fleming, l\u2019inventore del prezioso farmaco, ma ora in stato di abbandono dagli anni \u201990 e difficile da bonificare. Ogni tanto una delegazione di Medici senza frontiere entra nell\u2019edificio che ospita migranti senza casa. Accanto si erge un vero e proprio villaggio aziendale della Vitrociset, con un centro di ricerca internazionale legato alla commessa dei caccia bombardieri Jsf35 della Lockheed Martin. Di fronte si erge un quartiere nuovo con campi da tennis e molto verde. Si prosegue e si arriva nel famoso quartiere San Basilio che gode la pessima fama di essere la maggiore sede dello spaccio di droga nella Capitale, anche se una forte rete associativa \u00e8 riuscita a salvare, nei dintorni, il parco naturale di Aguzzano. La memoria collettiva si ravviva ogni anno per ricordare Fabrizio Ceruso, giovane di 19 anni della vicina Tivoli, caduto durante gli scontri nel 1974 per il diritto alla casa. Esiste, quindi, un forte protagonismo in luoghi che spesso vengono dipinti come terra di nessuno.<\/p>\n<p><b>Il mondo di lato <\/b><\/p>\n<p>Nonostante tanti fabbricati invenduti o abbandonati, la mancanza di abitazioni accessibili a tutti \u00e8 tuttora un grande problema dovuto alla carenza di una politica di alloggi popolari. Se ne \u00e8 accorta anche la commissione parlamentate straordinaria sulle periferie che nella scorsa legislatura ha lavorato oltre un anno producendo, a fine 2017, 800 pagine, oltre ad un video prodotto dalla Rai (<i>Il mondo di lato<\/i>), per offrire proposte operative concrete. Un lavoro che ha visto andare d\u2019accordo il presidente Andrea Cusin, cattolico di provenienza Acli eletto con Forza Italia, con i vicepresidenti Roberto Morassut, Pd, e Laura Castelli, M5S. Dal loro viaggio nell\u2019Italia delle periferie emerge un senso di vergogna per la pochezza della politica e la necessit\u00e0 di una specie di nuovo piano Marshall, il programma per lo sviluppo finanziato dagli Usa per ricostruire il nostro Paese uscito sconfitto dal secondo conflitto mondiale. <\/p>\n<p>Se siamo, dunque, in uno scenario da dopoguerra, dopo decenni di conclamato benessere, vuol dire che il problema \u00e8 molto pi\u00f9 complesso di quanto immaginiamo e rimanda ad una redistribuzione ineguale della ricchezza. La crescita della povert\u00e0, che non \u00e8 solo quella monetaria ma coinvolge la carenza dei servizi e la qualit\u00e0 della vita. Pensiamo alla condizione di reclusione che vive una persona anziana con pochi mezzi, senza luoghi di incontro e condivisione, in aree desertificate anche dei negozi di vicinato. A Roma, secondo la commissione parlamentare, quasi 900 mila persone (il 34% dei residenti) vivono in zone disagiate dell\u2019Urbe. Considerando anche le altre 13 citt\u00e0 metropolitane oggetto dell\u2019inchiesta (Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Cagliari, Catania, Messina e Palermo), si arriva, per i comuni capoluogo, a 3 milioni e 200 mila persone, su un totale di 9 milioni e mezzo di abitanti, che vivono in aree fragili dove, tra l\u2019altro, \u00e8 pi\u00f9 facile la penetrazione delle organizzazioni criminali. \u00c8 irresponsabile concentrare in tali quartieri strutture che possono aggravare la situazione, come l\u2019imposizione di centri straordinari di accoglienza per migranti, incentivati dal decreto sicurezza di Salvini, che rappresentano l\u2019esatto opposto dei percorsi di integrazione facilitati dagli Sprar.<\/p>\n<p><b>Il ritorno della politica abitativa<\/b><\/p>\n<p>Dall\u2019analisi sul campo, infatti, la commissione parlamentare ha messo in evidenza la necessit\u00e0, accanto ad una maggiore presenza delle istituzioni in zone consegnate altrimenti ad un controllo malavitoso, di procedere, senza ulteriore consumo di suolo, con piani di rigenerazione urbana e il \u201critorno alle politiche abitative\u201d pubbliche da sostenere con strumenti come gli ex fondi Gescal, alimentati con i contributi dei dipendenti, imprese e governo, anche se, purtroppo, in passato oggetto di scandali per malversazione. Oggi le risorse utili sono quelle comunitarie previste dall\u2019Agenda urbana europea varata con il \u201cpatto di Amsterdam\u201d del maggio 2016 in collegamento con l\u2019agenda urbana delle Nazioni Unite.<\/p>\n<p>Tra i 12 temi dell\u2019Agenda ci sono tutti gli elementi decisivi per affrontare le grandi sfide future delle citt\u00e0: dall\u2019inclusione dei migranti e dei rifugiati alla qualit\u00e0 dell\u2019aria, povert\u00e0 urbana e casa, economia circolare, transizione energetica, ecc. Per essere efficaci i programmi devono avere una prospettiva almeno decennale e, infatti, dalla relazione della commissione parlamentare emerge che il livello di investimento delle maggiori citt\u00e0 europee \u00e8 decisamente cresciuto, al contrario dell\u2019Italia. Sul portale dell\u2019Agenzia della coesione territoriale si pu\u00f2 verificare, progetto per progetto, citt\u00e0 per citt\u00e0, lo scarto tra i finanziamenti approvati e quelli finora utilizzati. <\/p>\n<p>La comune intesa verso l\u2019emergenza delle aree fragili delle citt\u00e0 ha registrato un brusco stop ad agosto con il voto in Senato che ha sospeso per due anni il fondo per la riqualificazione delle periferie, approvato dai governi a guida Pd. Restano in bilico 1,6 miliardi di euro dirottati verso altri finanziamenti ai Comuni (uso delle eccedenze di bilancio finora bloccate dal patto di stabilit\u00e0). Lo scontro con l\u2019Anci (Associazione nazionale dei comuni) sembra possa ricomporsi anche perch\u00e9 restano senza soldi, per avere un\u2019idea, progetti come la riqualificazione del notissimo quartiere Scampia a Napoli. <\/p>\n<p>I vincoli di bilancio si fanno sentire. La commissione di inchiesta, che dovrebbe diventare permanente in questa legislatura, ha indicato nella recessione economica l\u2019origine della decadenza del patrimonio pubblico. Non si tratta di mettere in conflitto ovviamente misure di sostegno al reddito che rientrano nella gestione del welfare. Per rispondere alla grande questione urbana occorrono interventi strutturali e mirati, sostenuti da una visione politica che non discenda dall\u2019alto. Ripartire dalla societ\u00e0 civile \u00e8 l\u2019invito che arriva da Richard Sennett, tra i maggiori esperti mondiali in materia. \u00c8 quello che hanno iniziato a capire dei parlamentari impolverandosi le scarpe per andare a incontrare luoghi e persone. Da qui si pu\u00f2 ripartire. <\/p>\n<hr \/>\n<p>Box<\/p>\n<p>Periferie, ossigeno del mondo<\/p>\n<p>di don Bruno Bignami<\/p>\n<p>direttore dell\u2019Ufficio nazionale Cei per i problemi sociali e il lavoro, presidente Fondazione don Primo Mazzolari di Bozzolo (MN)<\/p>\n<p>\u00abDa quei semi di speranza piantati pazientemente nelle periferie dimenticate del pianeta, da quei germogli di tenerezza che lottano per sopravvivere nel buio dell\u2019esclusione, cresceranno alberi grandi, sorgeranno boschi fitti di speranza per ossigenare questo mondo\u00bb. La visione proposta da papa Francesco in Bolivia, nel 2015, nell\u2019incontro con i movimenti popolari esprime una straordinaria continuit\u00e0 con l\u2019attualit\u00e0 di Primo Mazzolari, parroco di Bozzolo scomparso nel 1959, secondo il quale \u00abi destini del mondo maturano nelle periferie\u00bb. Il nocciolo del suo messaggio, legato al ripudio della guerra e la scelta degli ultimi, \u00e8, infatti, un cristianesimo incarnato dentro la storia e la sua complessit\u00e0. Oggi attraversiamo un cambiamento d\u2019epoca con tante incertezze, una fase storica che ci chiede di abitarla e non di stare alla finestra a guardare. E difatti, quando il papa \u00e8 andato al Corviale, uno dei quartieri simbolo del disagio delle nostre citt\u00e0, le reti di cittadinanza attiva e responsabile lo hanno accolto con la scritta \u201cLa realt\u00e0 si vede meglio dalle periferie\u201d. Perch\u00e9, appunto, \u201cla realt\u00e0 \u00e8 superiore all\u2019idea\u201d, mentre spesso una certa idea mistifica la realt\u00e0 tanto da cambiarne i connotati. Siamo indotti, infatti, a considerare la vita e l\u2019esistenza di alcune persone a seconda dell\u2019importanza che gli viene data. Accettiamo di restare indifferenti verso uomini e donne dei quali ignoriamo il volto. Siamo, quindi, di fronte a un punto di svolta radicale che ci invita a contestare l\u2019ideologia dell\u2019esclusione per dare spazio alla destinazione universale dei beni. A partire, come ha ribadito Francesco, \u00abdall\u2019attaccamento al quartiere, alla terra, all\u2019occupazione, al sindacato\u00bb perch\u00e9 \u00abquesto riconoscersi nel volto dell\u2019altro, questa vicinanza del giorno per giorno, con le sue miserie \u2013 perch\u00e9 ci sono, le abbiamo \u2013 e i suoi eroismi quotidiani, \u00e8 ci\u00f2 che permette di esercitare il mandato dell\u2019amore non partendo da idee o concetti, bens\u00ec partendo dal genuino incontro tra persone, perch\u00e9 abbiamo bisogno di instaurare questa cultura dell\u2019incontro\u00bb. <\/p>\n<p>La visione di don Mazzolari, tra l\u2019altro, consente di valorizzare le periferie come laboratori sperimentali capaci di non far sentire nessuno inutile. I cambiamenti della storia non avvengono necessariamente dal centro, attraverso la logica secondo cui chi ha potere comanda. Le trasformazioni avvengono anche a partire dalle periferie esistenziali, dove si vivono o contestano modelli relazionali disumani o scelte considerate abituali. Con buona pace dei benpensanti.<\/p>\n<hr \/>\n<p>Box<\/p>\n<p>La citt\u00e0 come sfida globale<\/p>\n<p>di Marco Dotti<\/p>\n<p>Il campo sociale e politico contemporaneo si \u00e8 allontanato definitivamente dalla dialettica centro-periferia. L\u2019ordinamento spaziale che orienta la nostra maniera di guardare il mondo si sta orientando verso un\u2019altra polarit\u00e0: alto-basso. E tra alto e basso non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un centro, simbolico o materiale che sia. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 classe media, spazzata via dalle crisi. I corpi intermedi si sono smembrati o sono stati resi (apparentemente) inutili. Il sociale \u00e8 nudo, privo di forza, e la politica sembra aver perso la propria capacit\u00e0 di virtuosa mediazione, avendo delegato il proprio compito a un rapporto tecnico fondato sull\u2019empatia malata fra sovranit\u00e0 (alto) e cittadinanza (basso): \u00e8 il fenomeno che, variamente, qualifichiamo come populismo.<\/p>\n<p>L\u2019urbanizzazione esprime in s\u00e9 tutte le contraddizioni della globalizzazione perch\u00e9, nelle sue forme attuali, comporta la moltiplicazione dei punti ciechi o, se si vuole, acceca lo sguardo degli abitanti delle citt\u00e0. La megalopoli resta una grande metafora del nostro tempo, ma acceca la vista su tutto ci\u00f2 che non vi si trova inglobato e viene definito come \u201cperiferia\u201d, vista come un\u2019appendice del centro. Per le Nazioni Unite, entro il 2050 il 70% della popolazione mondiale vivr\u00e0 nell\u2019area di influenza dei grandi agglomerati urbani, con uno spostamento di oltre 2,5 miliardi di persone che porteranno a 6,5 miliardi \u2014 su 9,3 miliardi di popolazione globale \u2014 il numero di coloro che vivono in citt\u00e0 e questo esodo sar\u00e0 generato dal mutamento climatico, non meno che da questioni economiche, religiose o politiche. <\/p>\n<p>Le citt\u00e0, nelle quali vive oramai oltre la met\u00e0 del genere umano, diventano Stato a s\u00e9 e discariche per i problemi creati e non risolti dello spazio globale. Dobbiamo temere, osservava il filosofo e urbanista Paul Virilio, non tanto la concentrazione della popolazione in una citt\u00e0 o in una rete di citt\u00e0 anzich\u00e9 in un\u2019altra, ma l\u2019\u00abiperconcentrazione della citt\u00e0-mondo, citt\u00e0 delle citt\u00e0\u00bb, sorta di omnipolis dove \u00abil centro sar\u00e0 in nessun luogo e il perimetro dappertutto\u00bb. <\/p>\n<p>La vera sfida \u00e8 l\u2019urbanit\u00e0: innervare la cittadinanza nei luoghi e nelle pratiche della citt\u00e0. Non pu\u00f2 esistere una residenza come funzione separata dall\u2019abitare. Chi abita una citt\u00e0 vive la citt\u00e0, \u201c\u00e8\u201d la citt\u00e0. Anche se si colloca ai suoi margini. Dobbiamo tornare a riflettere in termini di umanesimo quando parliamo di periferie, dove la gente \u2013 non un qualsiasi palazzo \u2013 torna al centro.<\/p>\n<p><span class=\"lab\">Scarica l\u2019articolo in<\/span> <a href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-admin\/admin-ajax.php?id=128035&amp;action=seed_download_download&amp;type=pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>5 novembre 2018 Di Carlo Cefaloni Fonte: Citt\u00e0 Nuova \u00c8 negli agglomerati urbani che si gioca, oggi, la partita della convivenza. Non \u00e8 solo questione di fondi, ma di una prospettiva da cambiare Carlo Cottarelli, da commissario alla revisione della spesa pubblica, aveva proposto una drastica riduzione dell\u2019illuminazione nelle strade. 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