{"id":237982,"date":"2020-08-07T12:32:14","date_gmt":"2020-08-07T10:32:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mppu.org\/?p=237982"},"modified":"2020-08-07T12:32:14","modified_gmt":"2020-08-07T10:32:14","slug":"7-parole-per-larte-in-quarantena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2020\/08\/07\/7-parole-per-larte-in-quarantena\/","title":{"rendered":"7 parole per l&#8217;arte in&#8230; quarantena"},"content":{"rendered":"<p>Ovverosia: che spazio occupa l\u2019arte nella mia vita? Qual \u00e8 il valore della produzione artistica italiana come contributo alla ricchezza e alla cultura del nostro Paese?<\/p>\n<figure class=\"post-image post-image-full\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/1448624011-720x0-c-default.jpg\" alt=\"\" \/><\/figure>\n<p>Ultimamente abbiamo assistito a\u00a0<strong>rapide e importanti trasformazioni nella nostra quotidianit\u00e0<\/strong>. Ma la routine dell\u2019Italia \u00e8 rimasta invariata. C\u2019\u00e8 quel \u201cvivi e lascia vivere\u201d che raramente riesce a innescare meccanismi di rivendicazione efficaci, collettivi e strutturati. Con la flessibilit\u00e0 permessa dalla nostra cultura, siamo pi\u00f9 propensi a fare qualche \u201cstrappo\u201d alla regola.<\/p>\n<p><strong>\u201cStrappi alla regola\u201d di cui il mondo dei lavori dell\u2019arte e dello spettacolo vive continuamente<\/strong>: dai casi di importanti\u00a0<em>ensemble<\/em>\u00a0che lavorano sottopagati, fino al sotterraneo mondo degli artisti che, per scelta o forza di cose, lavorano spesso \u201c<strong>in nero<\/strong>\u201d, costretti a contendersi una fetta del mercato dell\u2019industria dell\u2019intrattenimento che, per giunta, \u00e8 spesso occupato da amatori.<\/p>\n<p>Avete poi notato come la parola \u201cartista\u201d sia anche usata come inconsapevole\u00a0<strong>insulto<\/strong>?<\/p>\n<p>\u00abAh, ma quello \u00e8 un artista!\u00bb, per dire che\u00a0<strong>non si \u00e8 bene inquadrati nelle logiche<\/strong>\u00a0<strong>produttive\u00a0<\/strong>della societ\u00e0; per vicinanza solidale a qualcuno da compatire; per giustificare scelte non convenzionali; per definire chi giunge a una soluzione pi\u00f9 con<strong>\u00a0l\u2019intuito<\/strong>\u00a0che con una formazione culturale. \u201cArtista\u201d per non dire \u201cdisordinato\u201d, \u201cegoista\u201d, \u201cignorante\u201d o, nei casi limite, \u201c<strong>fallito<\/strong>\u201d.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Nel pensiero comune,\u00a0<strong>quando si parla di arte e artisti<\/strong>\u00a0\u00e8 presente un alone di indefinizione che fa annegare ogni tipo di ragionamento strutturato in quello che qualcuno ha ben definito \u201c<strong>pensiero debole<\/strong>\u201d. D\u2019altronde, soprattutto nell\u2019ottica postmoderna, come si possono oggettivamente tratteggiare i confini tra ci\u00f2 che \u00e8 arte e ci\u00f2 che non lo \u00e8?\u00a0<strong>Come possiamo distinguere chi \u00e8 artista da chi non lo \u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>Durante il periodo di quarantena appena trascorso \u2013 riflettendo anche sul mio personale status lavorativo \u2013 ho giocato ad appuntarmi alcune\u00a0<strong>parole<\/strong>. Un\u00a0<em>work in progress<\/em>\u00a0che si \u00e8 poi trasformato in un insieme di riflessioni intorno a un problema che affonda le sue radici nella\u00a0<strong>storia sociale della scolarizzazione del nostro Paese<\/strong>\u00a0e che sembra non aver ancora accettato il valore della peculiare produzione artistica italiana (contemporanea ma anche storica) come contributo fondamentale alla ricchezza (anche economica) della nostra vita e cultura.<\/p>\n<p>Sono\u00a0<strong>7 punti<\/strong>\u00a0da condividere con chi accetter\u00e0 la sfida di parlare di tutto e anche un po\u2019 di nulla, su un tema cos\u00ec specifico quanto complesso:<\/p>\n<p><strong>Professionalit\u00e0<\/strong>.<br \/>\nProfessionalizzare la propria attivit\u00e0 artistica, da un punto di vista legale e economico, in alcuni casi pu\u00f2 essere un discrimine\u00a0<strong>tra chi pu\u00f2 vivere del proprio mestiere e chi, semplicemente, agli occhi di tutti lo fa per passione o, peggio, per \u201cdivertimento\u201d<\/strong>. Forse \u00e8 da qui che vengono gli stridori che fanno accostare il divertimento a qualcosa che professionale non potr\u00e0 mai essere. E forse \u00e8 per questo che\u00a0<strong>ancora dividiamo gli artisti \u201cseri\u201d dagli intrattenitori<\/strong>. Molto probabilmente all\u2019artista non si richiede solo di poter rilasciare fattura, ma di possedere un po\u2019 di quello spirito\u00a0<em>yuppie<\/em>\u00a0e imprenditoriale che riesce a rassicurare un po\u2019 il fruitore, l\u2019organizzatore o il manager. Magari basta indossare una bella giacca.<\/p>\n<p><strong>Originalit\u00e0<\/strong>.<br \/>\n<strong>L\u2019artista affida alle sue creazioni un mondo interiore che non pu\u00f2 che essere espressione viva di una parte di s\u00e9 stesso<\/strong>. Originalit\u00e0 non \u00e8 essere distaccati da una tradizione o dover promuovere visioni solipsistiche dell\u2019universo. Il vero parametro per misurare l\u2019originalit\u00e0 \u00e8 la definizione del proprio contrario; ovvero l\u2019omologare l\u2019azione artistica ricalcando modelli da riproporre il pi\u00f9 fedelmente possibile. Non sembra un caso che negli ultimi anni il mercato del piccolo intrattenimento musicale sia stato dominato del fenomeno delle\u00a0<em>cover<\/em>\u00a0e\u00a0<em>tribute band<\/em>. Come \u00e8 possibile esser percepiti artisti ricalcando modelli che, molto spesso, fanno fatica ed esser percepiti come poco pi\u00f9 che semplice intrattenimento?<\/p>\n<p><strong>Isolamento<\/strong>.<br \/>\nL\u2019artista vive molto spesso in luoghi e contesti molto affollati (di idee, persone, stimoli), ma sperimenta inevitabilmente\u00a0<strong>una sensazione di isolamento a pi\u00f9 livelli<\/strong>. \u00c8 quella sensazione che fa banalizzare decenni di studio e di ricerche quando ti domandano \u00abcome sei riuscito a fare questo?\u00bb, e tu rispondi \u00abcos\u00ec, lo sentivo dentro. Mi \u00e8 venuto\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 ci\u00f2 che si sperimenta quando non ci sono interlocutori, sedi e occasioni in cui si potrebbe esprimere liberamente il proprio pensiero e con persone che abbiano la disposizione d\u2019animo giusta per ascoltarti.\u00a0<strong>\u00c8 ci\u00f2 che ti fa apprezzare e maledire la tua manifesta unicit\u00e0 che il mondo ti sottolinea sempre<\/strong>, tacciandola anche come dannosa e corrosiva. L\u2019isolamento \u00e8 una condizione necessaria, ma dovrebbe anche essere transitoria. Perch\u00e9\u00a0<strong>l\u2019arte senza l\u2019incontro (e lo scontro) non significa nulla<\/strong>\u00a0e non pu\u00f2 produrre effetti significativi (autocompiacimento a parte).<\/p>\n<p><strong>Presenza.<\/strong><br \/>\nSono state numerose le dirette via\u00a0<em>social<\/em>\u00a0di artisti che hanno deciso di\u00a0<strong>condividere liberamente\u00a0<em>performance<\/em><\/strong>, trasportandole su un nuovo mezzo di comunicazione: sono certamente contenuti che hanno riempito magnificamente quel tempo sospeso, e spesso algido, della quarantena.<\/p>\n<p>L\u2019insegnamento pi\u00f9 grande che per\u00f2 abbiamo tratto da questa esperienza \u00e8 che\u00a0<strong>l\u2019arte pu\u00f2 riempire la nostra vita, ma non pu\u00f2 essere solo un\u2019ospite occasionale\u00a0<\/strong>o un riempitivo di lusso per i nostri vuoti e silenzi. La presenza, il \u201cqui ed ora\u201d di Walter Benjamin, \u00e8 il vero valore aggiunto per molte forme d\u2019arte performativa.\u00a0<strong>Uno schermo \u00e8 spesso una proiezione sfocata di una vita e del nostro sentire<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Complessit\u00e0.<\/strong><br \/>\nUn fenomeno artistico \u00e8 qualcosa di complesso. Qualcosa che puoi guardare da pi\u00f9 punti di vista. Qualcosa a cui puoi rivolgere molte domande e lui ti risponder\u00e0 sempre, in base all\u2019intensit\u00e0 della tua domanda.\u00a0<strong>Ci sono domande pi\u00f9 superficiali e domande pi\u00f9 profonde<\/strong>;\u00a0<strong>intime o collettive<\/strong>.<\/p>\n<p>Un\u2019opera d\u2019arte\u00a0<strong>mantiene la sua validit\u00e0 nel tempo<\/strong>\u00a0finch\u00e9 parler\u00e0 a qualcuno: \u00e8 la nostra occasione per interloquire, per capirci, e per\u00a0<strong>capire il mondo attraverso associazioni sintetiche e emozioni<\/strong>. S\u00ec, perch\u00e9 l\u2019arte spesso non d\u00e0 risposte, ma riesce a sollevare grandi domande nella relazione. Sicuramente\u00a0<strong>l\u2019appiattimento promosso da molta industria culturale<\/strong>\u00a0\u00e8 ci\u00f2 che ci ha fatto confinare la musica, l\u2019arte grafica, il cinema nei momenti meno significativi e intensi della nostra vita.\u00a0<strong>Quelli in cui non vogliamo pensare<\/strong>. Quelli in cui farci delle domande potrebbe risultare anche pericoloso.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Etica.<\/strong><br \/>\nPotr\u00e0 apparire reazionario, ma sento che\u00a0<strong>una certa etica sia sempre da ricercare nell\u2019arte<\/strong>. Perch\u00e9 gli artisti, anche inconsapevolmente, perseguono sempre qualcosa che sfugge ai meccanismi strettamente economici e lavorativi. Fosse anche solo un\u2019idea che discrimina ci\u00f2 ci\u00f2 che serve da ci\u00f2 che \u00e8 superfluo.<\/p>\n<p>L\u2019arte ha\u00a0<strong>lo strano potere di mettere a contatto le donne e gli uomini del mondo con qualcosa che va al di l\u00e0 della stretta quotidianit\u00e0 e, allo stesso tempo, \u00e8 anche dentro essa<\/strong>. Mi piace vedere l\u2019arte come un processo di sensibilizzazione, in grado di farci riscoprire pi\u00f9 vicini a qualcosa che non possiamo n\u00e9 vedere n\u00e9 toccare, ma solo intuire. Cos\u2019\u00e8 questo qualcosa? Forse l\u2019amicizia, l\u2019affetto, la memoria\u2026 rivalutare l\u2019aspetto etico dell\u2019arte potrebbe essere l\u2019inizio di una vera e propria\u00a0<strong>rivoluzione sociale<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Divertimento<\/strong>.<br \/>\nLa definizione di \u201cartista\u201d vive sulla sottile linea tra giudizio del pubblico, giudizio della societ\u00e0 e autodefinizione. Se da un lato gli artisti sentono banalizzata la loro attivit\u00e0 se considerata semplicemente intrattenimento, dall\u2019altra,\u00a0<strong>il pubblico, non percepisce una netta e effettiva separazione tra industria dell\u2019arte e del divertimento<\/strong>. Forse perch\u00e9 una \u00e8 (giustamente?) inglobata nell\u2019altra.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un retaggio, simpatico e inquietante, anche descritto in\u00a0<em>Le vacanze intelligenti<\/em>\u00a0di Alberto Sordi:\u00a0<strong>ci\u00f2 che \u00e8 culturale spesso annoia<\/strong>. In ballo mi sembra esserci il significato stesso della parola \u201cdivertimento\u201d. Il divertimento ha invece lo scopo di essere compenetrato alla vita e all\u2019arte e \u2013 anche attraverso la trascendenza e quella leggerezza di calviniana memoria \u2013 pu\u00f2 farci accedere a godimenti estetici a cui il cervello, da solo, non potr\u00e0 mai arrivare.<\/p>\n<p>Al termine di questo diario non so bene cosa sia rimasto. Forse sar\u00f2 riuscito a stendere solo un articolo \u201cdisordinato\u201d, un po\u2019 \u201cegoista\u201d, poco sistematizzato, magari destinato a fallire. Molto probabilmente potr\u00e0 sollevare un po\u2019 di\u00a0<strong>curiosit\u00e0<\/strong>\u00a0o, nel migliore dei casi,\u00a0<strong>far nascere qualche domanda<\/strong>.<strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vorrei tanto che una domanda fosse: \u00abChe spazio occupa l\u2019arte nella mia vita?\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>S\u00ec, perch\u00e9 l\u2019arte sar\u00e0 uno dei settori che nei prossimi mesi\u00a0<strong>far\u00e0 pi\u00f9 fatica a ripartire<\/strong>\u00a0e ci sar\u00e0 da trovarle un posto \u2013 non dico di rilievo, ma semplicemente una collocazione \u2013 nella nostra vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ovverosia: che spazio occupa l\u2019arte nella mia vita? 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