{"id":238180,"date":"2020-10-12T12:43:46","date_gmt":"2020-10-12T10:43:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mppu.org\/?p=238180"},"modified":"2020-10-12T12:43:46","modified_gmt":"2020-10-12T10:43:46","slug":"grazie-liliana-segre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2020\/10\/12\/grazie-liliana-segre\/","title":{"rendered":"Grazie Liliana Segre!"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"post-meta-author\">DI\u00a0TAMARA PASTORELLI<\/span><br \/>\nFONTE:\u00a0<a title=\"Citt\u00e0 Nuova\" href=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/grazie-liliana\/?ms=005&amp;se=020\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CITT\u00c0 NUOVA<\/a><\/p>\n<blockquote><p><strong>Venerd\u00ec 9 ottobre, dal borgo medievale di Rondine Cittadella della Pace (Arezzo), la senatrice a vita Liliana Segre, nella sua ultima testimonianza pubblica, passa simbolicamente il testimone dell\u2019impegno per la difesa della memoria e il suo messaggio di pace, contro ogni tipo di odio e d\u2019indifferenza, ai giovani delle scuole italiane e del mondo<\/strong><\/p><\/blockquote>\n<p>Dentro la tensostruttura tirata su per l\u2019occasione, tacciono tutti\u00a0\u2212 circa 500 persone\u00a0\u2212 davanti a lei.\u00a0<strong>Sono venuti qui, a\u00a0<a href=\"https:\/\/rondine.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Rondine<\/a>, in questo piccolo borgo medievale affacciato sulle sponde dell\u2019Arno, in provincia di Arezzo, solo per ascoltare Liliana Segre.<\/strong>\u00a0Per raccogliere le parole di quella figura bianca sul palco, fragile e forte insieme, circondata dallo sfondo giallo di un grande schermo, su cui campeggia la scritta: \u201cGrazie Liliana!\u201d. In prima fila, ci sono le pi\u00f9 alte autorit\u00e0 dello Stato e della Chiesa italiana\u00a0\u2212 Conte, Casellati, Fico, Azzolina, Di Maio, per citarne solo alcuni, il cardinale Bassetti\u00a0\u2212 ci sono i rappresentanti della societ\u00e0 civile, delle associazioni e dei movimenti, che fanno parte del \u201cComitato Promotore dell\u2019evento pubblico per Liliana Segre\u201d.<\/p>\n<p><strong>La senatrice Liliana Segre ringrazia cortesemente tutti, comprende che \u00abin ognuno di loro c\u2019\u00e8 una grande buona volont\u00e0 oggi di essere qui\u00bb,<\/strong>\u00a0malgrado gli impegni di governo, malgrado la pandemia. Ma non sono loro, gli \u201cadulti\u201d, i destinatari prediletti del suo racconto, della sua testimonianza, i protagonisti con lei di quella giornata. \u00abDa nonna, come io sono per fortuna, sono i ragazzi quelli che io ringrazio \u2013 spiega\u00a0\u2212, quelli che vedo e che so che mi vedono e che io non vedo. Sono tutti quei\u00a0miei nipoti ideali, come non mi stanco mai di dire quando racconto la mia storia. Una nonna incredula e a volte incapace di stare cos\u00ec vicino profondamente, con struggimento, senza lacrime ormai da tanti anni, a quella ragazzina che ero io\u00bb.<\/p>\n<p><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-158356\" src=\"https:\/\/www.cittanuova.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/MRC-Foto-010-300x200.jpg\" alt=\"mrc-foto-010\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/p>\n<p>Cos\u00ec,\u00a0<strong>la Segre si rivolge ai giovani di Rondine, provenienti da Paesi in conflitto e che proprio nella Cittadella della Pace, fondata nel 1988, imparano a convivere<\/strong>, superando i conflitti e impegnandosi a diventare nuovi leader di pace per i loro popoli. E si rivolge virtualmente anche agli studenti delle scuole italiane, collegati grazie al web, e ai giovani di tutto il mondo. A loro, consegna la sua storia, il suo travaglio, la sua vita di bambina travolta dagli orrori dell\u2019Olocausto, che comincia in un giorno di settembre del 1938, quando d\u2019improvviso, diventa \u201cl\u2019altra\u201d, una diversa: \u00abE quando uno o una diventa l\u2019altro o l\u2019altra, c\u2019\u00e8 tutto un mondo intorno che ti considera diversa. E questa cosa non \u00e8 finita l\u00ec, non \u00e8 stato per un periodo storico, ma \u00e8 durato sempre. Io sono sempre l\u2019altra: so che quando le mie amiche parlano di me, aggiungono sempre \u201cla mia amica ebrea\u201d\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ripercorre i \u201cperch\u00e9\u201d della piccola Liliana, le sensazioni, come quella orribile di sentirsi \u201cinvisibile\u201d agli occhi degli altri<\/strong>: \u00abSe qualcuno legge a fondo le leggi razziali fasciste, una delle cose pi\u00f9 crudeli \u00e8 stato far sentire invisibili i bambini. Molti miei compagni non si accorsero che il mio banco era vuoto, solo tre\u00bb. E poi, la paura che entra nella sua famiglia, le sospensioni, il tentativo di fuga con il padre in Svizzera, nel dicembre del 1943, e il \u201crespingimento\u201d per il troppo zelo di un ufficiale che li tratta con disprezzo. Commenta: \u00abCi riaccompagnarono l\u00e0 col fucile e la baionetta e ridevano di noi. Io sono stata clandestina sulle montagne, io sono stata una richiedente asilo, perch\u00e9 di qua si moriva, e so cosa vuol dire essere stata respinta\u2026 sono dei passaggi delle nostre vite cos\u00ec importanti perch\u00e9 si pu\u00f2 essere respinti in tanti modi\u2026 quello era un respingimento causato da un uomo che obbediva agli ordini\u00bb.<\/p>\n<p>Si snoda cos\u00ec il suo racconto con\u00a0<strong>continui riferimenti dal passato al presente, attraversando la prigionia, la disumanit\u00e0 delle persone che facevano finta di non vedere, e l\u2019umanit\u00e0 dei detenuti di San Vittore<\/strong>\u00a0che, soli, dimostrarono solidariet\u00e0 e piet\u00e0 ai deportati destinati ad Auschwitz, lanciando dalle finestre mele, arance, sciarpe e anche benedizioni. Poi, il treno, il pianto, la disperazione, infine il silenzio e l\u2019inferno del lager. \u00abEravamo delle dannate condannate a delle pene, ma senza contrappasso\u00bb racconta riferendosi all\u2019Inferno dantesco. Ricorda la babele delle lingue all\u2019arrivo, le persone trasformate in numeri (il suo era 75190), la selezione, la separazione dal padre, la morte di tante, ancora la paura e l\u2019indifferenza tra le prigioniere:\u00a0<strong>\u00abQuando non si ha niente, \u00e8 difficile formare amicizie perch\u00e9 la paura di ognuno fa s\u00ec che pian piano tu diventi ci\u00f2 che i tuoi aguzzini vogliono: disumana<\/strong>. Era difficile fare amicizia anche perch\u00e9 avevamo il terrore di perdere l\u2019amico\u00bb. E rispetto a questa indifferenza la Segre mette in guardia i giovani, raccontando un episodio. Durante l\u2019ultima delle selezioni che Liliana Segre sub\u00ec (furono tre) e che pass\u00f2, era seguita da Janine, una ragazza francese, bionda con gli occhi celesti, una voce dolce. Era la sua referente nella fabbrica di munizioni in cui lavorava. Janine aveva avuto un incidente alle dita, qualche giorno prima, e venne scartata durante la selezione, e destinata alla camera a gas. Ricorda allora, Liliana Segre: \u00abIo che ero appena passata, che lavoravo tutti i giorni con lei, non mi sono voltata a dirle: Janine, ti voglio bene, fatti coraggio. Anche solo il nome sarebbe bastato. Io non mi son voltata. Non accettavo pi\u00f9 i distacchi e fui orribile quel giorno e non ci fu poi un giorno in cui non mi ricordai di lei che, senza colpa, andava al gas. Il suo andare al gas, non diventare vecchia, madre, nonna, quella donna che sarebbe stata, \u00e8 legata al mio aver perso ogni dignit\u00e0 ogni senso di quella persona che speravo di diventare\u2026 ero solo quella prigioniera che si era salvata e non gliene importava di nient\u2019altro\u00bb.<\/p>\n<p>Svuotata, ridotta a numero, senza pi\u00f9 segni di femminilit\u00e0, Liliana Segre, con le altre prigioniere,\u00a0<strong>viene costretta alla cosiddetta \u201cmarcia della morte\u201d verso la Germania, nel gennaio del 1948.<\/strong>\u00a0Macina chilometri e chilometri e sottolinea, ammonendo i giovani a non arrendersi mai: \u00abScegliete la vita, scegliete sempre la vita! Siamo fortissimi, gli adolescenti sono fortissimi, i pi\u00f9 forti di tutti\u00bb.<\/p>\n<p>Infine, l\u2019ultimo episodio, nel campo di Malchow, dove i nazisti, sapendo dell\u2019incombente liberazione da parte dell\u2019Armata Rossa, si spogliano della divisa, liberano i cani di cui si erano serviti per aggredire i prigionieri, e tentano la fuga. Liliana, si trova di fronte il capo del campo, vestito solo di un paio di mutande, la pistola abbandonata proprio di fronte a lei, come una tentazione. \u00abIo non ero quella che sono oggi, mi ero nutrita di odio e di vendetta. Lasciando la mano sacra di mio padre, giorno dopo giorno, ero diventata quello che loro volevano: un essere insensibile che sognava odio e vendetta. Pensai, \u201cadesso raccolgo questa pistola\u201d, che avevo tanto visto usare, \u201ce gli sparo\u201d. Perch\u00e9 mi sembrava proprio il giusto finale. Fu un attimo, un attimo importantissimo, decisivo nella mia vita, in cui capii che mai io avrei potuto uccidere qualcuno. Che io non ero come il mio assassino. Non ho raccolto quella pistola. E da quel momento \u2013 \u201cfinisco sempre cos\u00ec\u201d, commenta\u00a0\u2212 sono diventata quella donna libera e quella donna di pace con cui ho convissuto fino ad adesso\u00bb.<\/p>\n<p>Scroscia l\u2019applauso. Tutti si alzano in piedi. Sventolano farfalle gialle\u00a0\u2212 \u00abSiate farfalle che volano sopra il filo spinato\u00bb \u2013, i giovani hanno raccolto il testimone, l\u2019impegno a vivere per la pace, a trasmettere il suo messaggio di fratellanza, di speranza, contro ogni tipo di odio. Ma, a quanto sembra, anche tutti i 500 presenti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=zZErgVK9Eg4\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>Clicca qui per il video completo<\/em><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DI\u00a0TAMARA PASTORELLI FONTE:\u00a0CITT\u00c0 NUOVA Venerd\u00ec 9 ottobre, dal borgo medievale di Rondine Cittadella della Pace (Arezzo), la senatrice a vita Liliana Segre, nella sua ultima testimonianza pubblica, passa simbolicamente il testimone dell\u2019impegno per la difesa della memoria e il suo messaggio di pace, contro ogni tipo di odio e d\u2019indifferenza, ai giovani delle scuole italiane [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":238181,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-238180","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-news-it"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/238180","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=238180"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/238180\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=238180"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=238180"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=238180"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}