{"id":239777,"date":"2022-02-25T16:42:51","date_gmt":"2022-02-25T15:42:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mppu.org\/?p=239777"},"modified":"2025-12-10T23:10:35","modified_gmt":"2025-12-10T22:10:35","slug":"riqualificazione-urbanistica-e-rigenerazione-del-tessuto-sociale-vienna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mppu.org\/index.php\/2022\/02\/25\/riqualificazione-urbanistica-e-rigenerazione-del-tessuto-sociale-vienna\/","title":{"rendered":"Riqualificazione urbanistica e rigenerazione del tessuto sociale, Vienna"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Franz Kronreif, Vienna<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Photo credit: Dimitry Anikin &#8211; Pexels<\/em><\/p>\n<p>Vienna \u00e8 cresciuta soprattutto negli ultimi decenni del 1800. In quegli anni chi studiava i piani di sviluppo della citt\u00e0 prevedeva una popolazione di 8 milioni di abitanti con servizi e infrastrutture idonei; oggi invece Vienna si \u00e8 fermata sotto i 2 milioni di abitanti e l\u2019intera Austria non supera i 9 milioni. Alla fine del \u2018900 le esigenze di riqualificazione urbana della capitale si erano fatte urgenti, in particolare in alcuni contesti: c\u2019erano quartieri abitati soprattutto da persone nate sul posto, anziane e impoverite; altrove, aumentavano gli immigrati e le famiglie numerose ristrette in appartamentini affollati. L\u2019Amministrazione di Vienna aveva gi\u00e0 creato una nuova istituzione sociale per far fronte a questa situazione, soprattutto perch\u00e8 la popolazione locale continuasse a vivere nell\u2019ambiente in cui era nata. Ma mi rendevo conto che serviva una maggiore cooperazione.<\/p>\n<p>In questo contesto, la mia professione di architetto e urbanista mi offriva risorse e competenze che potevano far emergere delle prospettive innovative e, del resto, \u00e8 cos\u00ec per ogni soggetto che \u00e8 radicato in un territorio. Il mio studio di architettura si era specializzato da anni nel settore delle ristrutturazioni; forse per questo, nel 2001 ho avuto l\u2019incarico dall\u2019Amministrazione della citt\u00e0 di elaborare alcuni interventi urbanistici cominciando da un quartiere a rischio nelle vicinanze della stazione ovest. In quella zona i problemi apparivano particolarmente concentrati: 5.000 abitanti in 115 condomini, criminalit\u00e0, droga, prostituzione, persone anziane e povere, marginalit\u00e0 delle famiglie immigrate, mancanza di spazi verdi, ecc.<\/p>\n<p>D\u2019accordo con i colleghi, abbiamo deciso di guardare non solo alla riqualificazione urbanistica ma anche alla rigenerazione del tessuto sociale. Ci era chiaro che l\u2019obiettivo principale non erano i metri cubi di costruito ma la possibilit\u00e0 di vita delle persone, e dunque bisognava ripartire dalle relazioni sociali, perch\u00e9 la qualit\u00e0 di un sistema complesso si misura a partire dai suoi punti deboli e dunque si trattava di individuare i nodi decisivi della tessitura sociale, l\u00e0 dove spesso la tensione \u00e8 pi\u00f9 forte e i bisogni sono pi\u00f9 dolorosi.<\/p>\n<p>In genere, prima dell\u2019approvazione dello strumento urbanistico dettagliato, i principali portatori di interesse hanno la possibilit\u00e0 di conoscere il progetto in elaborazione e di porre domande agli Uffici competenti: il loro coinvolgimento \u00e8 cruciale. Ma questa volta l\u2019Amministrazione che li aveva convocati aveva ricevuto solo 5 risposte\u2026 e tutte negative. A quel punto ho proposto ai miei collaboratori di cambiare metodo, di cominciare dall\u2019ascolto delle persone andandole a cercare nel quartiere. Abbiamo incontrato i proprietari dei condomini ma anche gli inquilini, lasciandoci interpellare soprattutto da chi viveva pi\u00f9 ai margini, anche da chi, qualche volta, non era nemmeno in grado di avanzare una osservazione. Abbiamo raccolto la storia di tanti dedicando 6 lunghi mesi a questa operazione e ci siamo guadagnati la loro fiducia; la gente del quartiere si \u00e8 sentita parte attiva in un processo politico che in genere viene ignorato all\u2019inizio e contestato alla fine. E questo ha funzionato, perch\u00e9 alla presentazione pubblica il piano \u00e8 stato approvato all\u2019unanimit\u00e0.<\/p>\n<p>Abbiamo potuto proporre un insieme di misure che fino a quel momento sembravano impossibili. E\u2019 stato cos\u00ec, per fare un esempio, quando abbiamo concordato la demolizione di due case con il proprietario, per rispondere al grande bisogno di spazi verdi nel quartiere e realizzare un piccolo parco pubblico. Anche quando i percorsi si facevano complicati e gli interessi in gioco pesanti, la possibilit\u00e0 di re-immaginare un quartiere a misura d\u2019uomo ci ha spinto a dare il massimo. E dopo qualche tempo, uscendo da una visuale strettamente urbanistica, \u00e8 stato possibile coinvolgere anche altri soggetti. Con alcuni studenti di scienze motorie dell\u2019Universit\u00e0 di Vienna, e di architettura dell\u2019Accademia di Belle Arti, abbiamo avviato un altro progetto: \u201cla citt\u00e0 mobile\u201d, per una mobilit\u00e0 urbana pi\u00f9 rispettosa delle esigenze dei bambini. E\u2019 seguita una giornata pubblica in cui abbiamo inaugurato l\u2019apertura di numerosi spazi per il gioco e l\u2019interazione tra famiglie di culture diverse; vi hanno partecipato 800 bambini circa, tra i 9 e i 14 anni, e molte famiglie immigrate.<\/p>\n<p>In una fase successiva, lavorando per tre giorni insieme ad un gruppo di ragazzi impegnati in un progetto dal titolo \u201cColoriamo la citt\u00e0\u201d, abbiamo sviluppato alcune idee urbanistiche per un quartiere centrale, soprattutto per la piazza antistante un centro scolastico. L\u00ec \u00e8 nata un\u2019altra idea: promuovere una festa di capodanno con tutte le persone del quartiere, aperta anche ai profughi e ai senza tetto del quartiere. Con loro abbiamo cercato di reinterpretare gli spazi al servizio di una socialit\u00e0 positiva, includente. Poi sono stati i giovani a prendere in mano l\u2019iniziativa ed \u00e8 nato l\u2019appuntamento domenicale \u201cSocial Sunday\u201d.<\/p>\n<p>Ci sono voluti anni di lavoro, ma la struttura del quartiere \u00e8 cambiata e anche nelle aree confinanti si \u00e8 mosso qualcosa, con un processo interessante di espansione della metodologia e dei risultati. Nel frattempo, al nostro studio \u00e8 stato conferito pi\u00f9 volte il \u201cPremio per il rinnovamento della citt\u00e0\u201d e sono seguiti altri incarichi urbanistici da parte dell\u2019Amministrazione. Non ho mai pensato di occupare uno spazio che non fosse mio: la funzione dell\u2019amministrazione politica della citt\u00e0 aveva i suoi strumenti e le sue responsabilit\u00e0, ma penso di poter dire che anche il nostro ruolo ha avuto un\u2019incidenza politica e responsabilit\u00e0 precise, facilitando il dialogo tra cittadini e istituzioni come pu\u00f2 fare un \u201cmediatore evanescente\u201d, per comporre le tensioni caratteristiche dello strumento urbanistico e dare armonia alla costruzione sociale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Franz Kronreif, Vienna Photo credit: Dimitry Anikin &#8211; Pexels Vienna \u00e8 cresciuta soprattutto negli ultimi decenni del 1800. 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