Dal 26 gennaio al 1° febbraio 2026, Roma ha ospitato l’Hackathon internazionale della Scuola di Politica Globale – One Humanity, One Planet: Synodal Leadership, un’esperienza intensa di formazione, dialogo, incontro e azione condivisa.
Per una settimana, 100 giovani leader provenienti dai cinque continenti si sono ritrovati nella capitale italiana per vivere un percorso capace di unire pensiero politico, leadership sinodale, collaborazione e impegno concreto per il bene comune.
L’Hackathon è stato molto più di un appuntamento formativo: è stato un laboratorio vivo di comunità, un luogo in cui idee, culture, esperienze e sensibilità diverse si sono incontrate per immaginare nuove strade per la politica, la partecipazione e la costruzione della pace.
Il percorso si è aperto con momenti di accoglienza, conoscenza reciproca e community-building. I partecipanti, arrivati da Paesi e contesti molto diversi, hanno iniziato a condividere aspettative, storie personali e motivazioni, dando forma a una comunità fondata sull’ascolto, sulla fiducia e sulla disponibilità a camminare insieme.
Le prime attività hanno aiutato il gruppo a riconoscersi non solo come insieme di partecipanti, ma come una rete viva di giovani impegnati a mettersi in gioco. Attraverso dinamiche comunitarie, lavori in piccoli gruppi e momenti di dialogo, è nato un clima di apertura e corresponsabilità che ha accompagnato l’intera settimana.
Il cuore del percorso è stato il lavoro in stile Hackathon, una metodologia collaborativa che permette di affrontare sfide complesse attraverso il contributo di gruppi diversi, l’intelligenza collettiva e la progettazione condivisa.
I partecipanti hanno lavorato sul tema “Le qualità della politica: una sfida aperta”, interrogandosi su quali caratteristiche siano oggi necessarie per una politica capace di rispondere alle sfide del nostro tempo: ascolto, coraggio, visione, cura, responsabilità, dialogo e servizio.
Nei momenti laboratoriali, le idee hanno preso forma attraverso discussioni, confronto, analisi dei problemi, elaborazione di proposte e presentazioni finali. L’obiettivo non era solo produrre contenuti, ma sperimentare un modo diverso di lavorare insieme: più partecipativo, più aperto, più orientato al bene comune.
Durante la settimana, l’Hackathon ha offerto ai partecipanti numerosi momenti di confronto con figure del mondo politico, diplomatico, accademico, ecclesiale e sociale.
Tra gli incontri più significativi, il dialogo con Jesús Morán, filosofo, e Pasquale Ferrara, ambasciatore, sul tema “Leadership sinodale e scenari internazionali”; l’incontro con Javier Baquero, presidente MPPU, e Juan Esteban Belderrain, politologo, su “Il coraggio che manca alla politica”; il contributo di Emilce Cuda, teologa e membro della Pontificia Commissione per l’America Latina, sul tema “Organizzando la speranza, da Francesco a Leone”; e il dialogo con Cristina Calvo e Annette Balaoing dedicato a “Riprogettare lo sviluppo e l’economia dei beni comuni”.
Questi momenti hanno permesso ai giovani di collegare il lavoro dell’Hackathon ai grandi temi della politica contemporanea: la pace, la fiducia nelle istituzioni, la governance globale, lo sviluppo umano integrale, l’economia dei beni comuni, la partecipazione dei giovani e la responsabilità dei leader nei processi decisionali.
La città di Roma ha fatto da cornice viva e simbolica al percorso. I luoghi attraversati durante la settimana hanno dato ulteriore profondità all’esperienza: non solo spazi logistici, ma luoghi di incontro, memoria, istituzioni, bellezza e responsabilità.
La presenza dei giovani nella città, gli spostamenti, le visite e i momenti vissuti insieme hanno reso Roma parte integrante del racconto dell’Hackathon. In questo contesto, la formazione politica si è intrecciata con la dimensione culturale, comunitaria e spirituale dell’esperienza.
Uno dei momenti centrali della settimana si è svolto nella Sala di Palazzo Valentini, a Roma, con il meeting pubblico “Cooperare nell’azione politica. Chi vince e chi perde?”.
L’incontro ha permesso di presentare il Programma internazionale della Scuola di Politica Globale e i lavori dell’Hackathon, aprendo un confronto diretto tra i partecipanti e rappresentanti del mondo politico e istituzionale.
Moderato da Sara Fornaro, caporedattrice di Città Nuova online, il meeting ha visto la partecipazione di parlamentari, senatori, amministratori e rappresentanti internazionali. Le domande dei giovani hanno reso il confronto un vero spazio di scambio formativo, in cui riflettere su cooperazione, responsabilità politica, istituzioni e bene comune.
È stato un passaggio importante perché ha mostrato concretamente il senso del percorso: non limitarsi a parlare di politica, ma creare occasioni reali di incontro tra giovani leader e istituzioni.
Oltre al programma ufficiale, l’Hackathon è stato segnato da tanti momenti informali che hanno dato valore e profondità all’esperienza: dialoghi durante le pause, incontri spontanei, scambi tra partecipanti, momenti di fraternità, risate, condivisione e amicizia.
Questi momenti hanno reso visibile una delle dimensioni più importanti del percorso: la costruzione di una comunità internazionale capace di riconoscere nella diversità una ricchezza. Giovani provenienti da culture e contesti differenti hanno potuto sperimentare, nella vita quotidiana, cosa significa camminare insieme.
La leadership sinodale è diventata così non solo un tema di studio, ma un’esperienza concreta: ascoltare, condividere, decidere, collaborare, sostenersi reciprocamente.
La settimana ha vissuto uno dei suoi momenti più intensi con l’udienza in Vaticano con Papa Leone XIV. Per i partecipanti è stata un’esperienza di grande emozione, gioia e incoraggiamento.
Le immagini di questo momento raccontano molto: volti felici, attesa, gratitudine e la consapevolezza di vivere un passaggio significativo dentro un cammino più grande. L’incontro ha offerto ai giovani un segno di vicinanza e di ispirazione, rafforzando il desiderio di continuare a lavorare per l’unità, la pace e il bene comune.
La settimana si è conclusa con il dialogo con Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari, sul tema “Una umanità, un pianeta”, e con la consegna degli attestati ai partecipanti.
La consegna dei diplomi ha rappresentato un momento di gratitudine, riconoscimento e consapevolezza. Non solo la chiusura di un percorso, ma l’inizio di una nuova responsabilità: portare nei propri Paesi, nelle proprie comunità e nei propri ambiti di impegno ciò che è stato vissuto e costruito a Roma.
Un ringraziamento speciale va a tutti i partecipanti, che con entusiasmo, disponibilità e profondità hanno dato vita a questa esperienza, e a tutte le persone che hanno lavorato perché un evento così importante potesse realizzarsi.
L’Hackathon Roma 2026 ha rafforzato una comunità globale di giovani leader impegnati a costruire una politica più umana, capace di dialogo, cura e corresponsabilità.
Le relazioni nate, le proposte elaborate e i percorsi avviati continueranno a vivere nel cammino della Scuola di Politica Globale e nella rete internazionale MPPU.
Da Roma arriva un messaggio chiaro: la politica può essere uno spazio di unità, servizio e trasformazione.
E i giovani non sono soltanto il futuro della politica. Sono già oggi protagonisti del cambiamento.
Una vocazione politica al servizio dell’unità.
Un cammino collettivo verso la fraternità universale.